Blocco dei licenziamenti: perché Pininfarina può licenziare? Un rischio per molti.

In molti si chiederanno come mai nonostante il blocco dei licenziamenti una nota società automobilistica come Pininfarina possa permettersi di mandare a casa 135 persone, nell’impotenza del sindacato che addirittura fa appello al presidente Mattarella.

La questione non interessa solamente i diretti interessati, ma è chiaro che se può accadere in questo caso, chissà in quanti altri.

Capiamo anzitutto come sia possibile licenziare senza violare il divieto.

Il tema ha radici ben più profonde e radicate del momento attuale.

Esistono infatti delle strategie piuttosto diffuse nelle grandi aziende per continuare ad usufruire del personale che non si vuole più al proprio interno.

Si chiamano esternalizzazioni: l’azienda decide di cedere all’esterno parte delle attività compreso il personale impiegato per il suo svolgimento, e poi stipula con l’acquirente (cessionaria) un contratto di appalto per riottenere sotto forma di bene e/o servizio quanto ceduto. Il risultato è che i dipendenti non sono più i suoi, perché la società che li ha acquisiti gode, almeno in apparenza, di una propria autonomia giuridica, e di conseguenza se viene liquidata non sono previste responsabilità dirette da parte di chi ha ceduto attività e personale.

Questo accade anche se la società dove sono confluiti i lavoratori è una società controllata proprio da chi ha attuato la cessione. Così, a meno che non si è esperti della materia, i lavoratori hanno l’impressione di appartenere sempre alla stessa realtà imprenditoriale, mentre in verità ciascuna società segue un destino separato.

Questo è quello che grosso modo è accaduto ai lavoratori di Pininfarina a rischio licenziamento, che sino al 2018 erano dipendenti diretti di Pininfarina, salvo poi essere ceduti ad una società del gruppo, Pininfarina Engineering, controllata dalla cedente Pininfarina. Il nome è quasi identico, il destino è totalmente diverso. La liquidazione della società scavalca ovviamente il blocco dei licenziamenti.

E’ lecito tutto questo? Certo, la legge in linea di principio lo consente, a meno che in sede di giudizio i lavoratori non chiedono l’accertamento di alcune condizioni previste dal diritto del lavoro. Ma questa è un’altra storia.

Intanto è bene che la gente sappia che con il medesimo meccanismo chiunque può rischiare il posto di lavoro.

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About the Author

Lidia Undiemi
Esperta in materia di tutela dei lavoratori nelle trasformazioni di impresa. Dottore di ricerca in Diritto dell'Economia, dei Trasporti e dell'Ambiente. Titolo conseguito presso l'Università degli Studi di Palermo nell'aprile del 2010. Attualmente non ho alcun incarico all'Università di Palermo, continuo comunque ad impegnare gran parte del mio tempo in studi giuridici ed economici. Ho pubblicato un libro "Il ricatto dei mercati" che contiene una indagine sulla nuova governance economia europera ed internazionale, e sulle trasformazioni del mondo del lavoro nell'era della finanza. Sono autrice di pubblicazioni scientifiche, di cui l'ultima pubblicata nelle rivista scientifica di diritto del lavoro "Variazioni su Temi di Diritto del Lavoro" dal titolo "Trasferimento di parte d’azienda, appalti e collegamenti societari: complessità della realtà e nuove sfide interpretative". Ho realizzato un progetto scientifico e politico contro la crisi dell'economia reale e dei posti di lavoro causata dalla speculazione finanziaria. Credo nella ricerca come principale strumento principale di difesa contro derive autoritarie.

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