Emergenza occupazionale alle porte: prime riflessioni.

Inutile negare o tentare di addolcire il boccone amaro, presto molte aziende – da quelle più grandi a quelle più piccole – reagiranno alla crisi economica innescata dall’emergenza coronavirus con sforbiciate al personale, se non addirittura con la chiusura definitiva delle attività.

Non possiamo sapere quale sarà l’entità della crisi perché l’emergenza è ancora in corso e non abbiamo mai sperimentato un simile blocco.

Il ricorso alla cassa integrazione è per sua natura solo un palliativo, un provvedimento momentaneo basato sul presupposto che le crisi sono momentanee e riconducibili ad eventi eccezionali. Questa crisi invece ci mette di fronte ad un cambio di paradigma: le crisi occupazionali dovute ad una perdurante e generalizzata crisi economica richiedono un sistema di ammortizzatori sociali che sia in grado di coprire un fabbisogno altrettanto generalizzato e perdurante.

Siamo sinceri, alle condizioni attuali lo Stato non è in grado di farsi carico di un simile peso, e se anche lo fosse, non si può pensare di sopravvivere in questo modo, le famiglie saranno sempre più povere, con inevitabili riflessi negativi sull’economia e così via.

Ci vuole un piano,ma noi non siamo al governo, quindi ci vuole un piano dal basso che parta dalla consapevolezza dei singoli lavoratori, ancora oggi stabili, che bisogna convivere con l’idea che oggi o domani l’azienda potrebbe aprire uno stato di crisi che mette in discussione i posti di lavoro. Cosa che già in verità avveniva anche prima, ma certamente il rischio era più contenuto.

Il primo passo è la formazione, ossia avere delle cognizioni di base su cosa sia una crisi aziendale, quali sono gli strumenti a disposizione delle aziende e, soprattutto, quali sono gli strumenti a disposizione dei lavoratori per difendere il proprio posto di lavoro, perché non sempre i licenziamenti o altro sono giustificati da una reale esigenza aziendale.

Il secondo passo è il confronto con gli esperti che operano sul campo da lato del lavoratore, per potere definire una strategia di difesa.

Il terzo passo è l’azione.

Mentre il secondo ed il terzo passo possono essere eventuali, il primo è inderogabile.

Di questo ed altro discuteremo insieme nei prossimi giorni.

Lidia Undiemi. Consulente in grandi vertenze di lavoro in materia di appalti, esternalizzazioni e crisi aziendali.

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About the Author

Lidia Undiemi
Esperta in materia di tutela dei lavoratori nelle trasformazioni di impresa. Dottore di ricerca in Diritto dell'Economia, dei Trasporti e dell'Ambiente. Titolo conseguito presso l'Università degli Studi di Palermo nell'aprile del 2010. Attualmente non ho alcun incarico all'Università di Palermo, continuo comunque ad impegnare gran parte del mio tempo in studi giuridici ed economici. Ho pubblicato un libro "Il ricatto dei mercati" che contiene una indagine sulla nuova governance economia europera ed internazionale, e sulle trasformazioni del mondo del lavoro nell'era della finanza. Sono autrice di pubblicazioni scientifiche, di cui l'ultima pubblicata nelle rivista scientifica di diritto del lavoro "Variazioni su Temi di Diritto del Lavoro" dal titolo "Trasferimento di parte d’azienda, appalti e collegamenti societari: complessità della realtà e nuove sfide interpretative". Ho realizzato un progetto scientifico e politico contro la crisi dell'economia reale e dei posti di lavoro causata dalla speculazione finanziaria. Credo nella ricerca come principale strumento principale di difesa contro derive autoritarie.

1 Comment on "Emergenza occupazionale alle porte: prime riflessioni."

  1. Buongiorno dott.ssa Lidia. CI sarebbe anche il passo riformando anche il sistema bancario e le direttive di politica interna loro. ci sarebbero anche il GDPR e la legge sull’antiterrorismo. Forse non lo sa, ma influisce molto negativamente sull’economia reale. Non è la prima volta che lo scrivo.

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