La grande svolta contro le logiche del capitalismo moderno. Vincere contro gli appalti di manodopera.

Spesso sentiamo parlare di gig economy, che altro non è che una visione elementare di un problema molto più grande e strutturato, che ho provato a raccontarvi in modo semplice nel libro “Il ricatto dei mercati”, e che ho poi riformulato in modo più tecnico, per gli appassionati, in un saggio pubblicato nel 2017 in una rivista di diritto del lavoro (la trovate nella mia biografia).

Come studiosa e consulente in importanti vertenze di lavoro posso dire che siamo vicini ad una svolta epocale, che potrebbe migliorare il tenore di vita di milioni di lavoratori rendendoli immuni dalla precarietà indotta dalle esternalizzazioni.

La questione in fondo è intuitiva: in molte attività l’uso di strumenti applicativi da parte dei dipendenti è espressione del potere direttivo e di controllo di chi organizza e gestisce tali mezzi. In tal modo, l’attività svolta dai dipendenti può essere eterodiretta a distanza, consentendo all’effettivo imprenditore cui fa capo l’intera organizzazione di non assumere direttamente i dipendenti diretti e controllati “a distanza”, e di potere così usufruire di manodopera a basso costo mediante il ricorso all’appalto, poi di fatto di manodopera, che è vietato dalla legge.

Cosa accadrebbe in Italia se si dovesse riconoscere che un’ampia fetta di appalti sia di fatto illegittima, e che tale condizione derivi dall’uso di apparecchiature tecnologiche talmente standardizzate e diffuse da dovere ammettere che siamo di fronte ad un grande fenomeno di sfruttamento di massa?

Provo a dirvelo. O i politici aiutano le imprese a mantenere tale condizione mediante la realizzazione di leggi ad hoc. Oppure più onestamente i politici aiutano i lavoratori ad evitare lo sfruttamento ingiusto sempre mediante la leva normativa. Ma in questi casi non basta mica la volontà, perché se una legge viene scritta male i lavoratori rischiano di pagare la doppia penale.

Nel frattempo dobbiamo accontentarci delle vertenze legali. Di recente il Tribunale di Padova (sentenza n. 550/2019) ha emesso una sentenza davvero innovativa, in cui è stato accertato un appalto di manodopera in un caso in cui i lavoratori erano di fatto soggetti al potere di subordinazione del committente proprio mediante l’uso di strumentazioni informatiche, attraverso cui quindi l’effettivo datore di lavoro può dirigere e controllare le attività svolte dai dipendenti dell’appaltatore.

Sono state emesse altre sentenze in tal senso, ma questa sembra la più esplicita in materia di appalti di manodopera.

Vi è infine da dire che nei casi di trasferimenti di rami d’azienda illegittimi, la magistratura si è molto evoluta sull’argomento, affrontando importanti casi in vari settori, da quello delle telecomunicazioni a quello bancario. Questo però è un altro argomento, che troverete nelle pubblicazioni che vi ho citato.

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About the Author

Lidia Undiemi
Esperta in materia di tutela dei lavoratori nelle trasformazioni di impresa. Dottore di ricerca in Diritto dell'Economia, dei Trasporti e dell'Ambiente. Titolo conseguito presso l'Università degli Studi di Palermo nell'aprile del 2010. Attualmente non ho alcun incarico all'Università di Palermo, continuo comunque ad impegnare gran parte del mio tempo in studi giuridici ed economici. Ho pubblicato un libro "Il ricatto dei mercati" che contiene una indagine sulla nuova governance economia europera ed internazionale, e sulle trasformazioni del mondo del lavoro nell'era della finanza. Sono autrice di pubblicazioni scientifiche, di cui l'ultima pubblicata nelle rivista scientifica di diritto del lavoro "Variazioni su Temi di Diritto del Lavoro" dal titolo "Trasferimento di parte d’azienda, appalti e collegamenti societari: complessità della realtà e nuove sfide interpretative". Ho realizzato un progetto scientifico e politico contro la crisi dell'economia reale e dei posti di lavoro causata dalla speculazione finanziaria. Credo nella ricerca come principale strumento principale di difesa contro derive autoritarie.

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