Come riconoscere oggi la ‘vera’ sinistra: atto primo

Ho deciso di scrivere qualche riflessione su come potere distinguere la ‘vera’ sinistra da tutte quelle ‘cose’ che ci si avvicinano senza mai toccarla. La prima riflessione vorrei farla sul bipolarismo che non c’è e sull’illusione che la dimensione della conflittualità sia interna al paese.

Stretti nella morsa tra il caos della propaganda di tutti i giorni e le sofisticate alchimie politiche di chi conta davvero (difficilmente li vedrete in tv), la maggior parte delle persone riesce a fatica a trovare le giuste coordinate per poter individuare un programma di ‘sinistra’ che sia veramente tale.

C’è chi discute di ritorno al bipolarismo, come se davvero ci fosse attualmente una ‘sinistra’  che si scontra con la ‘destra’ per contendersi ideali e progetti politici.

Ne abbiamo parlato sino allo sfinimento come da Monti in poi i principali partiti hanno attuato quanto richiesto dalle istituzioni europee e dal Fondo Monetario Internazionale (tu chiamala se vuoi Troika), ossia politiche neoliberiste che hanno condotto i paesi del sud Europa verso un epocale e progressivo smantellamento dei diritti dei lavoratori. Per capirci, l’art. 18 in Italia non l’ha certo modificato la destra di Berlusconi – che ci aveva ripetutamente provato – ma il governo Monti prima e il governo Renzi poi. Ricordiamoci, infatti, la famosa lettera che il presidente della BCE inviò nel 2011 al governo Berlusconi contente la revisione delle norme sui licenziamenti, leggasi art. 18, come poi più esplicitamente dichiarato dal FMI.

Il Jobs Act non è il frutto di uno scontro interno all’Italia, ma il risultato della resa sul campo della politica italiana ai ‘diktat’ europei. Non bisogna cadere nell’inganno che l’UE sia un arbitro, o un contenitore che noi possiamo riempire a nostro piacimento. L’UE è una sovrastruttura politica che ha una sua scala di valori ed un suo progetto politico, riassumibili nel termine neoliberismo. Non a caso, gli ultimi strumenti messi in campo per definire la nuova governance economica  e politica europea consolidano ancor di più la finalità marcatamente neoliberista del progetto europeista. Nel fare questo, tra l’altro, si è dato maggiore potere ai paesi più forti, ossia Germania e Francia.

La ‘sinistra’ con tutto questo non può avere a che fare, non vi è alcun appiglio ideologico, e non è un processo reversibile. Non ci sono le condizioni storiche e politiche affinchè ciò possa accadere. Sarebbe come iscriversi ad un partito di destra sperando di poterlo trasformare dall’interno in un partito di sinistra. Oggi, aderire alla governance UE significa aderire ad un progetto neoliberista. L’unica terza via – già più volte sperimentata – è il fallimento di qualsiasi tentativo di rinascita della sinistra.

Una indagine approfondita su quanto detto è contenuta nel libro IL RICATTO DEI MERCATI, con cui mi sono impegnata a fornire una interpretazione tecnica e oggettiva delle dinamiche in atto.

(la prossima riflessione sull’importanza delle battaglie sul campo condotte dai lavoratori)

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About the Author

Lidia Undiemi
Esperta in materia di tutela dei lavoratori nelle trasformazioni di impresa. Dottore di ricerca in Diritto dell'Economia, dei Trasporti e dell'Ambiente. Titolo conseguito presso l'Università degli Studi di Palermo nell'aprile del 2010. Caporedattore della rivista scientifica di Diritto dell'Economia, dei Trasporti e dell'Ambiente - GIURETA (www.giureta.unipa.it). Attualmente non ho alcun incarico all'Università di Palermo, continuo comunque ad impegnare gran parte del mio tempo in studi giuridici ed economici. Per tale ragione, preferisco essere definita semplicemente studiosa di diritto ed economia. Ho realizzato un progetto scientifico e politico contro la crisi dell'economia reale e dei posti di lavoro causata dalla speculazione finanziaria. Il mio impegno politico gratuito in difesa dei lavoratori e contro la speculazione è iniziato nel 2008 (parallelamente al corso di dottore di ricerca) e finirà soltanto quando tale piaga sociale sarà eliminata. La ricerca e la conoscenza sono le "armi democratiche" più temute dai tiranni.

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