La verità sul crollo dell’UE: prepariamoci al peggio.

Sapevo che sarebbe arrivato questo momento, che pian piano si sarebbe diffusa la notizia dell’imminente crollo della UE. Dalla Gran Bretagna alla Germania, sino all’Italia: l’Unione Europea non è più “intoccabile”.
In cambio di cosa? Questa domanda la posi in occasione di un incontro a Viterbo nel 2012, perchè avevo già compreso in che modo l’UE avrebbe ceduto il passo – senza necessariamente scomparire del tutto – ad un nuovo ordine politico che ci trascinerà in un mondo peggiore rispetto a quello attuale. La Troika non è l’UE, e non è facile rendersene conto, se non attraverso uno studio dettagliato delle strategie attraverso cui sta avvenendo il passaggio di consegne.
Ne discuto in modo approfondito nel mio libro “Il ricatto dei mercati”. Ecco un estratto:
Tale transizione sta radicalmente modificando il progetto originario dell’Unione Europea, e la trasformazione sta avvenendo con la predisposizione di un sistema di regole che ha lo scopo di porre le basi per la creazione di una nuova governance … Guardando più da vicino la creazione della nuova governance europea, non si può fare a meno di notare qualcosa di inusuale, e cioè che alcuni dei principali strumenti di gestione della crisi sono stati posti in essere al di fuori dell’ordinamento dell’UE. Piuttosto che ricorrere alle norme contenute nei trattati fondamentali, si è deciso di realizzare una serie di accordi utilizzando il metodo intergovernativo piuttosto che un atto normativo europeo, vale a dire istituendo accordi internazionali al di fuori del diritto dell’Unione; il
riferimento è in primo luogo al MES, impropriamente definito «fondo salva-stati», e al Fiscal Compact … Tali considerazioni di natura apparentemente tecnica, hanno in realtà precisi risvolti politici
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One Comment;

  1. Roberto said:

    Leggo solamente adesso questo articolo lungimirante. La nuova governance europea incomincia a delinearsi, utilizzando la “Brexit” e la permanente “crisi dei rifugiati”. Finalmente quello che definisco il “gabinetto di guerra Juncker” trova la sua ragion d’essere, in quanto il modello europeo prossimo venturo si basa, appunto, sul metodo intergovernativo, mettendo da parte una volta per tutte la favola dei “trattati fondamentali” e della co-decisione di un parlamento in ogni caso nato zoppo ed oggi paralizzato dalla grande coalizione tedesca. La Commissione è il braccio esecutivo di decisioni prese dalle cancellerie nazionali che contano all’interno di quei meccanismi decisionali da lei menzionati, inclusa la BCE. Ma la nuova governance europea per imporsi ha bisogno di scardinare i residui di sovranità popolare ancora presnti all’interno degli ordinamenti politico-giuridici nazionali. Proprio qui, penso,s’intreccia la riflessione sull’avanzamento e la normalizzazione dello stato d’eccezione in Europa, utilizzando i rifugiati ed il terrorismo – fenomeni per altro da noi stessi generati, attraverso la discriminazione ed esclusione “interne” e l’appoggio finanziario, logistico e militare ai combattenti del Califfato che stano devastando Iraq, Siria e Libia. La nuova governance europea – se finalmente prevarrà – sarà il frutto ultimo del prevalere dello stato d’eccezione come paradigma della nuova “democrazia governamentale” occidentale, come scrive Aganben. L’avvento di un nuovo totalitarismo.

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