Un contratto di lavoro autonomo per essere diretti dal committente a norma di legge! Quali conseguenze?

Di seguito un paragrafo della relazione su

Il fenomeno dei call center in Italia: contribuito per una indagine conoscitiva

(versione aggiornata rispetto a quella presentata in occasione di un’audizione alla Commissione Lavoro della Camera dei Deputati)

Call center e collaborazioni previste dal Jobs act: un tentativo di normativizzazione dell’eterodirezione in deroga alla disciplina del lavoro subordinato?

L’art. 2 dello schema di decreto legislativo sulla “disciplina organica dei rapporti di lavoro” prevede che a partire dal1° gennaio 2016ai rapporti di collaborazione che consistono in una prestazione di lavoro esclusivamente personale, continuativa e con modalità di esecuzione organizzate dal committente – anche con riferimento ai tempi ed al luogo di lavoro – si applica la disciplina del lavoro subordinato. Tuttavia, si precisa nel successivo comma, è possibile derogare a quanto disposto al comma 1 qualora siano stipulati degli accordi collettivi che prevedono specifiche discipline inerenti “il trattamento economico e normativo in ragione delle particolari esigenze produttive ed organizzative del relativo settore”.

Tralasciando le importantissime questioni teoriche sulla possibile tipizzazione di una nuova fattispecie contrattuale il cui inquadramento sistematico appare come una impresa impossibile, quel che rileva ai fini dell’indagine sui call center è la conferma delle tendenze evolutive in termini di politica del diritto.

In linea generale, si conferma, ancora una volta, la scelta del legislatore alla mera sovraordinazione dell’interesse “economico” dell’impresa rispetto alla condizione di debolezza contrattuale del lavoratore. Emblematica, in questo senso, la citata sentenza del Tar che ha annullato l’ordinanza degli ispettori dei lavoro contro il call center Atesia. La nuova disciplina pare infatti sancire quanto sperimentato nel settore. Anzitutto con l’abolizione del “progetto”, già previsto dall’art. 24 bis e dal relativo accordo collettivo in merito alle (sole) attività outbound. Il nuovo ruolo attribuito alla definizione dei tempi di lavoro – a cui sia la circolare Damiano che la giurisprudenza della Cassazione attribuiscono valore determinante ai fini dell’accertamento della natura subordinata del lavoro nei call center (Cass., 8 gennaio 2015, n. 66) – appare come un chiaro tentativo di destrutturazione dell’elemento dell’eterodizione, ovvero di neutralizzazione della sua funzione di elemento discriminante per la qualificazione della fattispecie di lavoro subordinato ai fini dell’applicazione della relativa disciplina. Stesso ragionamento giuridico per quanto riguarda il riferimento alle “modalità di esecuzione” organizzate dal committente, talora esplicitamente utilizzato dalla magistratura (Cass., 7 febbraio 2013, n. 2931) in sede di verifica dell’esistenza, in concreto, di un rapporto di lavoro autonomo o subordinato. Non è inoltre da trascurare come il ricorso a tale espressione sia effettuato dai giudici anche in cause di lavoro inerenti l’accertamento dell’interposizione illecita di manodopera (Cass., 28 marzo 2011, n. 7034). La “eterodirezione in deroga” potrebbe infatti esplicare i suoi effetti anche in relazione ad altre questioni qualificatorie, in cui l’individuazione dell’effettivo datore di lavoro assume rilievo determinante per l’imputazione di obblighi tipicamente datoriali, per esempio nei casi di sussistenza dei requisiti numerici per l’applicabilità di particolari discipline.

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Lidia Undiemi
Esperta in materia di tutela dei lavoratori nelle trasformazioni di impresa. Dottore di ricerca in Diritto dell'Economia, dei Trasporti e dell'Ambiente. Titolo conseguito presso l'Università degli Studi di Palermo nell'aprile del 2010. Caporedattore della rivista scientifica di Diritto dell'Economia, dei Trasporti e dell'Ambiente - GIURETA (www.giureta.unipa.it). Attualmente non ho alcun incarico all'Università di Palermo, continuo comunque ad impegnare gran parte del mio tempo in studi giuridici ed economici. Per tale ragione, preferisco essere definita semplicemente studiosa di diritto ed economia. Ho realizzato un progetto scientifico e politico contro la crisi dell'economia reale e dei posti di lavoro causata dalla speculazione finanziaria. Il mio impegno politico gratuito in difesa dei lavoratori e contro la speculazione è iniziato nel 2008 (parallelamente al corso di dottore di ricerca) e finirà soltanto quando tale piaga sociale sarà eliminata. La ricerca e la conoscenza sono le "armi democratiche" più temute dai tiranni.

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