UCCMB e altre società fuori dai gruppi bancari: i rischi potenziali per i lavoratori “ceduti” a Fortress

 La capogruppo Unicredit ha sottoscritto un accordo con “affiliate” di Fortress e Prelios per la cessione delle quote della controllata UCCMB (Unicredit Credit Management Bank S.p.a.), operazione che coinvolgerà più di 600 dipendenti, che si vedrebbero catapultati fuori dal gruppo bancario per essere assorbiti – non è ancora chiaro attraverso quali modalità societarie – da altri gruppi per cui i sindacati hanno espresso forti perplessità.

I lavoratori coinvolti in questa particolare e per certi versi sofisticata strategia di outsourcing dovrebbero valutare attentamente le conseguenze sul proprio destino lavorativo.

Anzitutto occorre spiegare nel modo più semplice possibile cosa prevede la legge in materia di tutela del lavoro in queste specifiche circostanze.

Generalmente le esternalizzazioni avvengono mediante trasferimento di un ramo di attività da una società all’altra. In tali casi casi, si applica l’art. 2112 c.c. che prevede che ai lavoratori coinvolti nella cessione debba essere garantito “il mantenimento dei diritti” derivanti dal contratto individuale di lavoro e dei contratti collettivi di vario livello, sino alla loro scadenza, con facoltà per l’acquirente/cessionario di applicare i propri.

Qualora, come nel caso in discussione, venga trasferita l’intera azienda tramite cessione di quote di partecipazione, secondo l’interpretazione prevalente non si applicano le tutele del 2112 poiché si dà rilievo al fatto che il datore di lavoro resta formalmente lo stesso, UCCMB resta UCCMB.

Questo non significa che i dipendenti della società ceduta restino automaticamente privi di tutele, il rapporto di lavoro resta quello in essere, così come il Contratto Collettivo Nazionale di riferimento.

I rischi sulla stabilità occupazionale vanno infatti valutati in prospettiva. L’aspetto che appare certamente più preoccupante e che solleva diversi dubbi è quello della fuoriuscita dal perimetro bancario. Le problematiche principali sono sostanzialmente legate a due aspetti: eventuali crisi occupazionali che potrebbero derivare da obiettivi di business di un gruppo diverso da quello bancario di provenienza; il mantenimento del CCNL del Credito.

La prima questione assume carattere generale, attiene cioè al sistema di affari che ancor prima di qualsiasi legge garantisce il mantenimento effettivo delle condizioni economiche del rapporto di lavoro, e che talora potrebbe anche condurre a procedure di esuberi del personale, sino alla cessazione dell’attività. Con il trasferimento della società ad un altro gruppo, si è fuori dal piano industriale della Banca, la società ceduta viene considerata come un mero fornitore di servizi. E’ vero che, in ogni caso, anche all’interno della realtà Unicredit, il rapporto fra la capogruppo e UCCMB viene regolato da un contratto di appalto per l’erogazione di specifici servizi dietro pagamento di un corrispettivo, e che quindi una rinegoziazione delle condizioni contrattuali “al ribasso del costo del lavoro” potrebbe avvenire teoricamente anche nell’ambito di tale perimetro. Ma d’altro canto, divenire in un certo senso estranei agli interessi del gruppo bancario – senza avere cognizione degli scopi e del modus operandi delle nuove entità societarie – espone i lavoratori coinvolti a dei rischi che in Unicredit non venivano probabilmente nemmeno considerati: Unicredit manterrà i medesimi impegni contrattuali con una società extra-gruppo? Il livello di tutele vigente presso il nuovo gruppo sono inferiori rispetto a quelle garantite in ambito bancario? Ciò potrebbe spingere il management a considerare il trasferimento di tutto o di parte delle attività di UCCMB ad altre sue società controllate?

A cosa si riferisce la “dubbia affidabilità” discussa dai sindacati?

Notizie di stampa mettono molto bene in evidenza quale ruolo stia assumendo Fortress in Italia. Il gruppo americano sta investendo sui crediti in sofferenza, in special modo per quanto riguarda quelli che le banche vantano nei confronti delle imprese che non sono in grado di rimborsare il prestito. Non soltanto con Unicredit, Fortress sta firmando accordi con altre grosse realtà bancarie, e le cifre sono da capogiro. L’obiettivo pare, insomma, essere quello della creazione di un grosso “contenitore” per la gestione dei crediti in sofferenza che consentirebbe alle banche di liberarsi di tali attività. A tal proposito si discute delle modalità attraverso cui dovrebbe concretizzarsi tale strategia di business; le opzioni in campo dovrebbero essere due, o si procede con la cessione delle quote di partecipazione delle società controllate dalle banche a Fortress – come è appunto previsto nell’accordo per UCCMB –, oppure una volta acquisite le società si effettua l’accorpamento delle stesse in un’unica entità. Se questa assumerà il ruolo di “bad company” per ridare ossigeno alle banche italiane, per i lavoratori in essa inglobati si prospettano seri rischi di crisi occupazionali. Le società in corso di acquisizione da parte di Fortress hanno in pancia un numero rilevante di dipendenti, e se l’obiettivo è quello paventato la rioganizzazine potrebbe sfociare o in una massiccia riduzione del personale oppure, nella peggiore delle ipotesi, si potrebbe arrivare ad una generalizzata crisi societaria che coinvolgerebbe tutti i rapporti di lavoro.

Per quanto riguarda il mantenimento del CCNL del Credito – almeno nel medio periodo – non dovrebbero esserci sorprese, perchè la sua applicazione (tranne per qualche eccezione legata alla tipologia di attività) viene estesa anche a società esterne al gruppo, e questo a maggior ragione se si tratta di società che possiedono licenza bancaria. Il problema si potrebbe porre per il contratto aziendale dopo la scadenza.

La situazione è complessa e delicata, ed il consiglio per i lavoratori è quello di seguire con estrema attenzione l’evolversi degli eventi – soprattutto in merito alla trattativa sindacale per cercare di ottenere il massimo delle garanzie possibili – e di valutare possibili azioni legali per difendere il posto di lavoro da modifiche del rapporto di lavoro ritenute rischiose per la propria stabilità lavorativa.

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Lidia Undiemi