Il ricatto dei mercati: Democrazia, Troika e Lotta di classe.

Prefazione di Roberto Scarpinato  –  postfazione di Gennaro Zezza

 

Lidia Undiemi

Il ricatto dei mercati

Il ricatto dei mercati e la lotta di classe emergente in tutta Europa.

Il ruolo delle multinazionali nella nuova governace europea e internazionale.


lidia-undiemi_il-ricatto-dei-mercati_374«Coniu­gando sapientemente tensione divulgativa e rigore analitico, sapere economico e giuridico, visione dall’alto e dal basso, ap­proccio macro e micro sistemico, l’autrice offre al lettore una chiave di lettura globale che illustra i nuovi giochi di potere in corso, quali siano le forze in campo, quali i termini reali del conflitto, quali le sofisticate tecniche adottate sul piano eco­nomico, giuridico e istituzionale per drogare il funzionamento del mercato», R. Scarpinato.

Il ricatto dei mercati” anticipa con straordinaria lungimiranza il quadro attuale della crisi europea, e fornisce al pubblico una chiave di lettura semplice ma puntuale dei processi di ristrutturazione del potere, riuscito abilmente a trincerarsi dietro astrusi tecnicismi e regole.

Rispetto alla tradizionale analisi economica, il libro presenta un grande valore aggiunto che è quello di spiegare analiticamente al lettore le complesse architetture giuridico-istituzionali (sconosciute al cittadino medio) mediante le quali il debito privato delle banche è stato commutato in debito pubblico degli stati, e quindi addossato ai popoli che ne hanno pagato il costo finanziandolo con tagli lineari ai servizi dello Stato sociale.

Non soltanto la Grecia, ma anche il Portogallo, la Spagna, l’Irlanda e Cipro con il famoso prelievo forzoso che rischia di estendersi a tutta l’Eurozona.

Riforme e austerità volute dalla Troika per salvare gli interessi finanziari dell’eurozona.

Cos’è veramente la Troika e perchè non stata scelta l’UE per la governance della crisi? Perchè la BCE e la Germania si stanno scontrando dinanzi la Corte di Giustizia Europea? Perchè la lotta fra Stati e mercati si traduce in una feroce lotta di classe? Il libro fornisce una lucida e documentata chiave di lettura a questi ed altri quesiti da cui dipende il futuro del popolo europeo.

Il declino dell’UE, ormai messa all’angolo dalla Troika, e il riposizionamento degli stati aprono importanti prospettive di ripresa democratica.

La lotta al capitalismo finanziario per un ritorno all’economia “reale” è un percorso necessario per una crescita democraticamente sostenibile.

‘Il ricatto dei mercati’ mostra inoltre come il capitalismo finanziario si sia inserito nell’economia reale e abbia cambiato le “regole d’ingaggio”. La globalizzazione finanziaria, ancor prima di divenire visibile con i “grandi numeri”, si è manifestata attraverso le trasformazioni del mondo del lavoro: Call center; grandi fabbriche; telecomunicazioni; banche. Quest’ulteriore indagine, si snoda però attraverso un approccio del tutto inedito. Analizzando con una prospettiva innovativa il vissuto dei cittadini, le vertenze lavorative più avanzate. Questo spiega l’eccessiva attenzione per lo smantellamento dei diritti dei lavoratori, tutt’altro che meramente ideologica.

Il TTIP, così come d’altronde il trattato istitutivo della Troika (noto come Meccasismo Europeo di Stabilità), mostra anch’esso come dietro al conflitto fra Stati e mercati si celi la riproposizione del conflitto di classe su scala mondiale, che segue le logiche di sviluppo delle multinazionali.

Indagando sul rapporto, ovvero sul conflitto, fra lavoratori e grandi imprese, nel libro si dimostra come il modello giuridico adottato da tali entità economiche rappresenti oggi la più grande macchina della diseguaglianza sociale, nonché un moltiplicatore di instabilità finanziaria, entrambi risolvibili mediante un’adeguata regolamentazione.

Dalla prefazione di Roberto Scarpinato, noto magistrato antimafia.

Coniugando sapientemente tensione divulgativa e rigore analitico, sapere economico e giuridico, visione dall’alto e dal basso, approccio macro e micro sistemico, l’autrice offre al lettore una chiave di lettura globale che illustra i nuovi giochi di potere in corso, quali siano le forze in campo, quali i termini reali del conflitto, quali le sofisticate tecniche adottate sul piano economico – giuridico- istituzionale per drogare il funzionamento del mercato scardinandone i principi fondanti della concorrenza, dell’assunzione del rischio di impresa, della contrapposizione di interessi tra contraenti, dando vita ad una economia malata nella quale l’accumulazione del capitale si fonda non solo sull’ estrazione di plusvalore nelle note forme predatorie dello sfruttamento della forza lavoro, ma anche nella pianificazione di un’ economia del debito perpetuo a spese delle fasce più basse della piramide sociale e dei paesi deboli.

Come è noto, nel nuovo corso un ruolo protagonista è svolto dalle multinazionali sul cui operare esiste già una sterminata letteratura specialistica.

Undiemi assume tuttavia un particolare vertice di analisi del fenomeno che, sottovalutato dagli economisti i quali privilegiano un ‘ottica macroeconomica, si rivela invece di portata strategica: le peculiari tecnicalità giuridiche tramite le quali le multinazionali sono divenute nel tempo fattori di destabilizzazione del corretto funzionamento del mercato e della democrazia.

In estrema sintesi la struttura normativa entro cui si sviluppa il loro modello organizzativo può essere riassunto nei seguenti termini. Il cervello collettivo che elabora le strategie globali, le risorse finanziarie ed i software gestionali centralizzati vengono concentrati in una società cellula madre (Holding) che contiene il DNA originario e che germina nel tempo un numero indeterminato di cellule figlie, le quali possono arrivare anche a varie migliaia e che vengono disseminate a rete sullo scacchiere mondiale.

Le cellule figlie vengono dotate di una loro soggettività giuridica autonoma e destinate a svolgere funzioni diverse. In parte assolvono a funzioni di economia reale, dislocandosi strategicamente nei territori nei quali è possibile massimizzare l’estrazione di plusvalore grazie allo sfruttamento di forza lavoro a basso costo, di materie prime e di risorse ambientali prive di tutele giuridiche.

In parte invece, ed in misura sempre crescente, la germinazione di nuove società formalmente autonome ma occultamente controllate e dirette dalla società madre, non assolve a funzioni di economia reale ma serve a creare meri contenitori giuridici di responsabilità ed obblighi nei confronti di terzi (lavoratori dipendenti, creditori, territori e collettività locali) in modo che non possano essere più imputate al centro di comando che dirige a monte, il quale al momento opportuno si sfila addossando il rischio di impresa e le passività alle unità a valle di cui è programmata l’estinzione dopo che hanno assolto al loro compito (aziende veicolo kamikaze).

Si tratta di una tecnica di deresponsabilizzazione giuridica e sociale alla base di tante patologie di portata sistemica che Undiemi passa in rassegna attingendo ad una ricca casistica nazionale e internazionale, tratta anche dalla giurisprudenza formatasi in materia di contenzioso del lavoro.

Mediante un cambiamento legale al quale non corrisponde alcun cambiamento reale, si da vita così ad una ‘economia apparente a contraente unico’ basata sulla falsa contrapposizione di interessi tra due operatori di mercato – società cedente e società cessionaria – che in realtà hanno invece il medesimo interesse facendo entrambi capo allo stesso centro di comando di cui sono espressione, e si realizza altresì una scissione tra economia reale ed economia apparente in quanto il destino dei lavoratori ceduti non è determinato dall’andamento congiunturale dei processi produttivi della società madre (flessioni del mercato), ma da altri fattori improntati ad una pura logica di rapporti di forza nell’accumulazione del capitale.

Nel libro si forniscono dati statistici nazionali e internazionali che danno una idea della dimensione macroeconomica del fenomeno che si configura non solo come uno straordinario strumento di elusione delle regole dello stato di diritto, ma anche come uno degli ingranaggi della macchina della disuguaglianza che ogni giorno continua a trasferire quote consistenti di reddito nazionale dal lavoro al capitale oligopolistico, nonché come uno fattori di destabilizzazione della finanza internazionale.

Già dagli anni Ottanta, ricorda Undiemi, era emerso come negli USA l’obiettivo dei dirigenti delle grandi aziende non era più tanto quello di far crescere i ricavi, quanto l’aumento del valore delle azioni di borsa tramite la riduzione dei salari, la delocalizzazione della produzione all’estero, ecc.

In considerazione delle gravi distorsioni determinate dal fenomeno in questione, Undiemi sottolinea la necessità di un urgente intervento normativo sia a livello nazionale che internazionale – intervento che articola in un compiuto disegno di legge alla cui lettura si rimanda e che ci augura venga preso in considerazione dalle forze politiche di sincera fede liberal-democratica – per riagganciare il rischio di impresa e le relative responsabilità al gruppo di società nel suo complesso, spiegando al riguardo che non si tratta di limitare la libertà di iniziativa economica, “quanto piuttosto di arginare forme di intermediazione societaria parassitaria che inquinano i mercati”.

La sinergia tra gli ingranaggi della macchina mondiale produttrice della disuguaglianza rimessasi in moto dopo la rottura degli equilibri tra capitale e lavoro che avevano contrassegnato la stagione del secondo dopoguerra, la proliferazione di sofisticate tecnicalità giuridiche elusive del principio di responsabilità ed altri complessi fattori per la cui disamina si rinvia al libro, hanno posto le premesse per la creazione di un’altra patologia sistemica: la creazione dell’economia del debito perpetuo, mina vagante che mette ciclicamente a rischio la stabilità finanziaria internazionale e che si è trasformata, come spiega Undiemi, in un cavallo di Troia per accelerare lo smantellamento dello stato democratico di diritto.

Una declinazione emblematica del disallineamento ormai consumato tra maggioranze trasversali del ceto politico e Costituzione si è registrato sul terreno strategico della legge elettorale che ha privato gli elettori della possibilità di esprimere un voto di preferenza in occasione delle consultazioni elettorali, trasformando così il Parlamento in una assemblea di nominati da ristrette oligarchie di vertice arroccate nell’esecutivo. Sebbene la Corte Costituzionale ne abbia sancito l’incostituzionalità per violazione del principio cardine della sovranità popolare, la legge, come è noto, è stata sostanzialmente riproposta negli stessi termini.

Il secondo versante del processo di decostituzionalizzazione muove – come accennato – dall’alto e si rivela ancora più pericoloso perché procede in silenzio, inattingibile dal sapere sociale a causa del suo elevatissimo tecnicismo. Nel libro Undiemi analizza i segreti itinerari di questo secondo processo di decostituzionalizzazione o meglio di ricostituzionalizzazione (nel senso di riscrittura della costituzione immutandone il dna), spiegando mediante quali complesse architetture giuridiche il potere di assumere decisioni vitali per il destino dei popoli sia stato trasferito in una prima fase dalle istituzioni nazionali democraticamente legittimate ad organi quali la Commissione europea e la B.C.E., prive di legittimazione democratica, e poi in una seconda fase, con un ulteriore cruciale passaggio, da queste a organizzazioni finanziarie sovranazionali quali il MES (Meccanismo europeo di stabilità) e il FMI cavalli di troia per la veicolazione del pensiero unico neoliberista nelle politiche economiche degli stati nazionali.

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About the Author

Lidia Undiemi
Esperta in materia di tutela dei lavoratori nelle trasformazioni di impresa. Dottore di ricerca in Diritto dell'Economia, dei Trasporti e dell'Ambiente. Titolo conseguito presso l'Università degli Studi di Palermo nell'aprile del 2010. Caporedattore della rivista scientifica di Diritto dell'Economia, dei Trasporti e dell'Ambiente - GIURETA (www.giureta.unipa.it). Attualmente non ho alcun incarico all'Università di Palermo, continuo comunque ad impegnare gran parte del mio tempo in studi giuridici ed economici. Per tale ragione, preferisco essere definita semplicemente studiosa di diritto ed economia. Ho realizzato un progetto scientifico e politico contro la crisi dell'economia reale e dei posti di lavoro causata dalla speculazione finanziaria. Il mio impegno politico gratuito in difesa dei lavoratori e contro la speculazione è iniziato nel 2008 (parallelamente al corso di dottore di ricerca) e finirà soltanto quando tale piaga sociale sarà eliminata. La ricerca e la conoscenza sono le "armi democratiche" più temute dai tiranni.

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