L’Italia non cede sovranità. La responsabilità delle riforme è del Parlamento. Draghi pensi allo scontro BCE-Bundesbank.

Abbiamo già capito che la Troika si sta organizzando per mettere in scena una cessione di sovranità che non ci sarà.

Tecnicamente il trio (BCE, UE e FMI) verrà a chiedere il permesso al Parlamento nazionale – che sicuramente glielo concenderà visti i precedenti (MES e Fiscal Compact) – per potere ottenere delle riforme, possibilmente in favore dei capitali esteri come già accaduto in altri paesi.

Che sia chiaro, quindi, che la responsabilità delle riforme, e di un eventuale “commissariamento”, ricade sui parlamentari e sui membri del Governo.

Un esempio? Il prelievo forzoso attuato a Cipro. La Troika non poteva di certo imporre il provvedimento nella piccola isola, il Parlamento cipriota aveva infatti negato l’autorizzazione. La politica ha ceduto soltanto dopo le forti pressioni provenienti dai mercati finanziari.

Il problema, dunque, non è il rischio di cessione di sovranità, ma la debolezza e/o la complicità della politica dinanzi ai “ricatti” della finanza internazionale.

Ma poi, caro Draghi, a chi dovremmo cedere la nostra sovranità? All’UE? Al MES? Al FMI? Direttamente ai mercati senza mediazione? Alla BCE come collaboratrice del MES oppure come istituzione dell’UE?

Cedere la sovranità all’Europa non significa niente, anche in ragione di questa molteplicità di enti sovranazionali che affollano l’Eurozona.

E siccome, gentile Presidente, pare non riuscitate nemmeno a mettervi d’accordo circa le vostre competenze – si veda lo scontro ancora in atto fra la BCE e la Bundesbank sull’OMT rimandato alla Corte di Giustizia Europea – né tantomeno avete chiarito in quale veste presentarvi, non è meglio che vi concentrate sulle vostre “riforme”?

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Lidia Undiemi
Esperta in materia di tutela dei lavoratori nelle trasformazioni di impresa. Dottore di ricerca in Diritto dell'Economia, dei Trasporti e dell'Ambiente. Titolo conseguito presso l'Università degli Studi di Palermo nell'aprile del 2010. Caporedattore della rivista scientifica di Diritto dell'Economia, dei Trasporti e dell'Ambiente - GIURETA (www.giureta.unipa.it). Attualmente non ho alcun incarico all'Università di Palermo, continuo comunque ad impegnare gran parte del mio tempo in studi giuridici ed economici. Per tale ragione, preferisco essere definita semplicemente studiosa di diritto ed economia. Ho realizzato un progetto scientifico e politico contro la crisi dell'economia reale e dei posti di lavoro causata dalla speculazione finanziaria. Il mio impegno politico gratuito in difesa dei lavoratori e contro la speculazione è iniziato nel 2008 (parallelamente al corso di dottore di ricerca) e finirà soltanto quando tale piaga sociale sarà eliminata. La ricerca e la conoscenza sono le "armi democratiche" più temute dai tiranni.

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