Ostacolare la Troika (Mes)? Possibile, ma solo se si mette in discussione l’euro”. L. Undiemi

Non è più l’Europa a chiedercelo. Sono le organizzazioni finanziarie internazionali e l’Europa e gli Stati accettano di essere “delegittimati”

di Alessandro Bianchi

– Sono passati ormai tre anni da quando ha iniziato la sua battaglia per impedire che l’Italia  si legasse a trattati intergovernativi come il  MES – Meccanismo europeo di stabilità – ed il Fiscal Compact. La sua azione di divulgazione continua oggi per cercare di trasmettere nell’opinione pubblica la consapevolezza delle tremende conseguenze pratiche sulla società di questi trattati. Ci può spiegare cosa rappresenta il MES e perché i paesi per salvare l’euro hanno avuto la necessità di scavalcare il diritto comunitario? 

Il MES è un trattato di diritto internazionale che ha come base giuridica il “meccanismo di stabilità da attivare ove indispensabile per salvaguardare la stabilità della zona euro nel suo insieme”, introdotto con la modifica dell’art. 136 del Trattato sul Funzionamento dell’Unione Europea (TFUE). In parole più semplici, per far fronte alla crisi della zona euro si è deciso di ricorrere ad un accordo di diritto internazionale, con regole proprie che fuoriescono dal sistema normativo comunitario.

Qual è il risvolto politico di una simile scelta? Basti pensare al sistema di votazione: nel processo decisionale dell’organizzazione MES, il peso di ciascun paese aderente dell’Eurozona è proporzionato al potere finanziario che esso riesce ad esprimere mediante il versamento delle quote di partecipazione; la Germania, guarda caso, possiede la quota maggiore.

Tale ente finanziario, presentato al grande pubblico come “fondo salva-stati”, si pone come obiettivo quello di correggere gli squilibri finanziari maturati nell’ambito della moneta unica, prevalentemente mediante salvataggi bancari – si pensi ai 100 miliardi di euro messi a disposizione del governo spagnolo per far fronte alle difficoltà di alcune sue grosse banche – a spese degli Stati aderenti. La finalità del MES non consiste quindi nel “salvataggio” degli stati, bensì nella creazione di un organismo permanente il cui scopo, in una prospettiva politica più ampia, consiste nella creazione di una governance politica internazionale in ambito comunitario attraverso la quale potere intervenire tutte le volte che l’instabilità – a monte generata da una crisi della “bilancia dei pagamenti” – metta in discussione la sopravvivenza dell’Euro.

Ritornando ai criteri di determinazione del potere decisionale che ciascun singolo stato membro può esprimere all’interno dell’Organizzazione, se i rapporti fra Stati possono essere gestite al di fuori di una relazione paritaria – dato che nel MES il Consiglio dei governatori decide in base alla forza finanziaria dei paesi che vi hanno aderito – e se contemporaneamente lo stato in difficoltà che chiede aiuto è costretto ad accettare “condizioni rigorose” imposte dalla stessa organizzazione – in sintesi austerità, riforme e privatizzazioni – non abbiamo forse creato un governo sovranazionale (o nuova governance economica) alternativo alle istituzioni nazionali e comunitarie?

 

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