Difendete il vostro lavoro. Il nostro supporto a vostra disposizione.

di Lidia Undiemi e Ernesto Maria Cirillo

Contattateci all’indirizzo e-mail: crisiesoluzioni@gmail.com

In Italia sono milioni i dipendenti a rischio di esternalizzazioni abusive.

Dal punto di vista socio-economico il precariato in questo settore si manifesta prevalentemente in due modi differenti. L’utilizzo dei contratti a progetto, accompagnati da una drastica riduzione dei diritti e degli stipendi rispetto al lavoro subordinato, e la “precarizzazione” del contratto di lavoro subordinato a tempo indeterminato generata dall’esposizione dell’azienda datrice di lavoro ad operazioni commerciali legate a “commesse” da cui dipende la sopravvivenza delle imprese e, conseguentemente, dei posti di lavoro.

Sempre dal punto di vista delle tutete in materia di lavoro, particolare rilievo assumono i meccanismi di trasferimenti di rami di aziende “a catena” e gli appalti di servizi nell’ambito dello stesso gruppo di società.

Anche se il settore apparentemente più coinvolto è quello delle telecomunicazioni, il fenomeno si è diffuso “a macchia d’olio” nelle attività della grande distribuzione organizzata, del metalmeccanico, dei servizi privatizzati della Pubblica Amministrazione, del settore bancario, ecc.
I più esposti sono i dipendenti dei gruppi di societari, poiché queste entità hanno la facoltà di creare senza troppe difficoltà società in occasione della cessione – c.d. newco – in cui canalizzare attività senza perderne il potere di governo in quanto controllate, totalmente o in maggioranza.

Nell’attesa di una rivitalizzazione dell’azione sindacale che non può prescindere da una rappresentanza politica all’altezza della situazione, le lotte per la difesa dei posti di lavoro si sono arenate nell’ultima spiaggia disponibile, il tribunale. Questo fenomeno si manifesta soprattutto nel settore delle telecomunicazioni.

Invito i lavoratori a valutare l’opportunità di difendere i propri diritti appellandosi alle tutele predisposte dal nostro ordinamento. Anche per gli operatori dei call center esistono diverse vie d’uscita verso una reale stabilizzazione del posto di lavoro, anche per quelli “su commessa”.

I lavoratori dei call center rappresentano una grande forza sociale per il cambiamento di questo paese, occorre una unione degna della consapevolezza che hanno assunto sopportando le imposizioni di un sistema trasversale sbilanciato a favore della parte “forte” del contratto di lavoro.

La nostra esperienza è a vostra disposizione. Lo studio legale Cirillo con la collaborazione della dott.ssa Lidia Undiemi, esperta in esternalizzazioni e tutela dei lavoratori nei trasferimenti di rami di azienda, precariato nei call center, gruppi di società (ecc.) fornisce assistenza legale ed informativa nelle principali città italiane.

Contattateci all’indirizzo e-mail info@crisiesoluzioni.it

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About the Author

Lidia Undiemi
Esperta in materia di tutela dei lavoratori nelle trasformazioni di impresa. Dottore di ricerca in Diritto dell'Economia, dei Trasporti e dell'Ambiente. Titolo conseguito presso l'Università degli Studi di Palermo nell'aprile del 2010. Caporedattore della rivista scientifica di Diritto dell'Economia, dei Trasporti e dell'Ambiente - GIURETA (www.giureta.unipa.it). Attualmente non ho alcun incarico all'Università di Palermo, continuo comunque ad impegnare gran parte del mio tempo in studi giuridici ed economici. Per tale ragione, preferisco essere definita semplicemente studiosa di diritto ed economia. Ho realizzato un progetto scientifico e politico contro la crisi dell'economia reale e dei posti di lavoro causata dalla speculazione finanziaria. Il mio impegno politico gratuito in difesa dei lavoratori e contro la speculazione è iniziato nel 2008 (parallelamente al corso di dottore di ricerca) e finirà soltanto quando tale piaga sociale sarà eliminata. La ricerca e la conoscenza sono le "armi democratiche" più temute dai tiranni.

2 Comments on "Difendete il vostro lavoro. Il nostro supporto a vostra disposizione."

  1. Oltre queste possibilità da Voi citate la nostra Costituzione contempla l’articolo 46 con appendice l’art. 99.

    Quindi se i lavoratori vogliono, lo Stato dovrebbe lasciare le fabbriche alla loro gestione. Così come per il passato le ha regalate agli Agnelli e company.

    E’ chiaro che si tratta della legge sulla socializzazione dell’economia della RSI (n e questo documenta ed accerta che la costituzione non è antifascista ma tutt’altro) che i padri costituendi vollero inserire proprio nella Costituzione dando così la possibilità a chi veniva dopo di riprenderla e perfezionarla. Ma lo stato di servilismo dei nostri politici agli USA capitalisti non lo ha permesso.

    http://pocobello.blogspot.it/2009/10/la-socializzazione-dopo-il-25-aprile.html

    C’è da tener conto, cosa sempre nascosta, che anche alcuni partigiani, NON COMUNISTI E NON SERVI USA, volevano più o meno la stessa legge e molte cose identiche al testamento della RSI.
    Come documenta una fonte neutra.

    http://pocobello.blogspot.it/2010/01/fascismo-e-antifascismo-per-una-nuova.html

    Ecco ci tenevo a portarvi queste conoscenze sicuro che ne possiate fare buon uso al fine utile da poter aiutare i lavoratori che il sistema democratico liberista, autentica dittatura dei banchieri, sta portando alla disperazione ed al suicidio.

  2. Le commesse di lavoro ci sono.. e allora perché chiudere una fabbrica e lasciare centinaia di lavoratori a spasso da un giorno con l’altro… questo sistema padronale deve finire!! Arrivare davanti all’Azienda e trovare i cancelli chiusi, dall’oggi al domani, non deve essere reso possibile a nessun datore di lavoro.. che deve invece avere la coscienza di decidere con i lavoratori della fabrica il futuro della fabbrica stessa.. che è sua, ma non solo…Se questo tipo di coscienza non c’è, si deve trovare il modo di commissariare l’azienda e continiare a farla produrre. E qui ci vuole lo Stato con la S maiuscola!!
    Chiudere per poi riaprire, delocalizzare per guadagnare in altre parti del territotio europero che abbiamo visto conviene ma fino ad una certo punto.. Quello che serve per le aziende italiane è innanzi tutto facilitazioni e sburocratizzazione (vedi i casi delle aziende incentivste ad andare a produrre in Svizzera..) Anche qui quello che ci vuoe è lo Stato, lo Stato che conosce , che sa, che risolve i problemi.. non uno stato che affama..

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