ESM: Monti arrenditi. E voi parlamentari, rappresentate il popolo o andate a casa

Il DDL di ratifica del trattato ESM (n. 3240, 3 aprile 2012), presentato dai ministri Monti, Moavero Milanesi e Terzi di Sant’Agata, approda in Parlamento.

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Invito coloro che non conoscono la questione a leggere il dossier che ho realizzato, pubblicato qui su Wall Street Italia (vedi a fondo pagina), per far comprendere ai cittadini i rischi che corre l’Italia aderendo a questo progetto internazionale di “governo” del debito pubblico.

Mi limito a ricordare che il trattato per cui si chiede la ratifica prevede l’attribuzione del fondo cosiddetto salva stati/ESM ad una istituzione finanziaria internazionale (ESM) che, come già detto più volte, fra immunità, esenzioni, condoni fiscali ed altri benefici, si propone di concedere soldi agli stati in difficoltà in cambio della possibilità di potere imporre “rigorose condizionalità” ad intere popolazioni, oltre che lucrare sul debito pubblico.

Il trattato ESM rappresenta un tassello fondamentale per la realizzazione di una comune “regia” sovranazionale che fuoriesce dai canali istituzionali. Come potrete notare, nel documento governativo, il ministro Monti, si guarda bene dal citare i privilegi “di casta”, i rischi di cessione di sovranità ad una organizzazione finanziaria e l’ondata di politiche di austerity che potrebbero colpire i cittadini, e ciò non stupisce visto che nelle discussioni parlamentari sulla politica europea i partiti si sono espressi a favore del “fondo salva stati” omettendo di citare il contenuto del trattato ESM, disponibile almeno dal mese di marzo del 2011.

Sono trascorsi più di due mesi da quando abbiamo iniziato questo difficile percorso di verità, e ci siamo riusciti nonostante il silenzio incomprensibile della classe politica.

Tante associazioni, tanti movimenti, giornalisti e singoli cittadini hanno sposato la causa mostrando un impegno civile lodevole e un’ammirevole capacità di comprensione delle reali dinamiche politiche. Questa iniziativa ha prodotto uno straordinario ed inaspettato risultato, quello di aver creato una sorta di “catalizzatore” delle forze “sane” e attive di questo paese. Il cambiamento siamo noi.

Verrebbe da dire che ormai anche un gruppo organizzato di semplici cittadini riesce a comprendere le “mosse” internazionali ed essere più reattivo e tempestivo dei politici “di professione”.

Ora tocca ai partiti decidere se fare dietrofront e prendere posizione contro l’entrata in vigore del fondo “salva-stati/ESM” nelle sedi istituzionali.

Il 25 gennaio in Parlamento è stata discussa la politica europea del governo Monti, si è parlato di fondo “salva-stati”, ESM e finanza. In nessuna mozione sono state sollevate le questioni relative al trattato ESM.

E’ sufficiente leggere i testi presentati dai rappresentanti istituzionali per rendersi conto che tutti i partiti appoggiano questi obiettivi politici, più o meno consapevolmente. In Senato passa la mozione unitaria sull’Unione europea proposta da PDL, PD e Terzo Polo, e l’assemblea approva anche le altre mozioni, compresa quella dell’IDV.

Nessuno ha chiesto al governo di impegnarsi a chiarire la reale portata dell’ESM. In questa occasione, il premier Monti ha ringraziato il Senato per l’occasione che gli è stata offerta, ed ha precisato l’importanza di questo elemento di partecipazione e condivisione democratica.

Più che altro direi che si tratta di un passaggio necessario senza il quale gli obiettivi del governo non possono essere raggiunti, visto che occorre l’autorizzazione del Parlamento per la ratifica del trattato ESM e del trattato sulla stabilità, sul coordinamento e sulla governance nell’Unione economica e monetaria.

Per darvi un’idea di come è stata affrontata la questione dell’ESM in Senato – giusto brevi citazioni – riporto di seguito brevi passaggi contenuti in alcune mozioni:

– “… una sessione parlamentare straordinaria sara` convocata per una rapida autorizzazione alla ratifica prima dell’entrata in vigore del meccanismo europeo di stabilità …” (Mozione unica 00529).

– “… e` essenziale mettere in atto tutti gli elementi delle nuove regole di Governo economico dell’UE approvate di recente ed al contempo e` fondamentale che venga reso immediatamente operativo il rafforzamento degli strumenti europei per la stabilita` finanziaria quali l’EFSF (European Financial Stability Facility) e l’ESM (European Stability Mechanism)…”(Mozione IDV n. 00533).

Caro ministro Monti, noi ci opporremo con tutti gli strumenti democratici a nostra disposizione e se sarà necessario valuteremo l’opportunità di sollevare questioni di legittimità costituzionale. Sappiamo benissimo che i due principali “cancri” dell’Italia sono la speculazione finanziaria e la corruzione politica.

Circa tre mesi fa ho preparato la bozza di una mozione parlamentare che non è stata presa in considerazione da Italia dei Valori. Adesso, seppur con qualche aggiornamento, la metto a disposizione di tutti, parlamentari e semplici cittadini.

Chiedo a coloro che condividono questa battaglia di sollecitare i politici affinché se ne possa discutere in Parlamento al fine di evitare la ratifica del trattato. Il documento che ho realizzato contiene anche proposte alternative mirate a difendere gli interessi dei cittadini e dello Stato.

L’entrata in vigore dell’ESM è subordinata all’approvazione da parte del Parlamento di due leggi, quella relativa alla modifica dell’art. 136 del Trattato sul Funzionamento dell’Unione Europea (ddl n. 2914) e quella riguardante specificatamente il trattato ESM, firmato per la prima volta l’11 luglio 2011 – per l’Italia dall’ex ministro Tremonti – e riproposto con qualche modifica il 2 febbraio 2012 (ddl n. 3240).

L’opposizione si fa in Parlamento, non solo in televisione.

Scarica i seguenti documenti:

Testo della proposta di mozione parlamentare contro l’ESM

Disegno di legge per la ratifica della modifica dell’art. 136 del Trattato sul funzionamento dell’Unione Europea

Disegno di legge per la ratifica del Meccanismo Europeo di Stabilità (ESM)

Resoconto dell’assemblea del Senato del 25 gennaio 2012 (le mozioni da pagina 107)

Link dal quale è possibile visionare le mozioni presentate alla camera

“Senato: passa la mozione unitaria sull’Europa”, articolo su Quotidiano.net

Testo dossier sull’ESM di Lidia Undiemi

Testo della mozione popolare contro l’ESM in italiano e in inglese

Ecco tutti i video sull’ESM:

Il fallimento del gov. Monti, la Grecia e l’art. 18: l’allarme di Lidia Undiemi a Linea Notte

L’Italia sta per cedere la propria sovranità economica. Ma a chi?

ESM e Fondo Salvastati: il doppiogioco della Merkel (Lidia Undiemi)

Undiemi & Ciarrocca: basta censura su ESM, Bce, Ue

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About the Author

Lidia Undiemi
Esperta in materia di tutela dei lavoratori nelle trasformazioni di impresa. Dottore di ricerca in Diritto dell'Economia, dei Trasporti e dell'Ambiente. Titolo conseguito presso l'Università degli Studi di Palermo nell'aprile del 2010. Caporedattore della rivista scientifica di Diritto dell'Economia, dei Trasporti e dell'Ambiente - GIURETA (www.giureta.unipa.it). Attualmente non ho alcun incarico all'Università di Palermo, continuo comunque ad impegnare gran parte del mio tempo in studi giuridici ed economici. Per tale ragione, preferisco essere definita semplicemente studiosa di diritto ed economia. Ho realizzato un progetto scientifico e politico contro la crisi dell'economia reale e dei posti di lavoro causata dalla speculazione finanziaria. Il mio impegno politico gratuito in difesa dei lavoratori e contro la speculazione è iniziato nel 2008 (parallelamente al corso di dottore di ricerca) e finirà soltanto quando tale piaga sociale sarà eliminata. La ricerca e la conoscenza sono le "armi democratiche" più temute dai tiranni.

1 Comment on "ESM: Monti arrenditi. E voi parlamentari, rappresentate il popolo o andate a casa"

  1. L’istituzione dell’ESM con i preoccupanti risvolti che la accompagnano in relazione alle modalità con cui esso stesso è stato concepito appaiono come un ulteriore ed ultimo passo di quello che è un processo di progressiva sottrazione delle sovranità nazionali in capo ai singoli Stati membri dell’Unione europea.
    E’ stato evidente sin da subito quanto poco spazio l’archittetura costituzionale dell’ Unione europea intendesse lasciare alla sovranità popolare. Basti pensare, a tal proposito, al fatto che le istituzioni operanti all’interno di tale sistema siano composte al loro interno da membri non eletti dal popolo, con la sola eccezione del Parlamento europeo, il quale, particolare assai curioso, non ha da solo il potere di fare le leggi.
    Non pare infatti una mera coincidenza il fatto che il progetto di quella che doveva chiamarsi Costituzione europea sia naufragato davanti al voto contrario dei popoli a cui è stato concesso di esprimersi a riguardo (francesi ed olandesi con l’aggiunta dell’Irlanda per quanto riguarda il primo referendum sull’adozione del Trattato di Lisbona il cui testo riprende in gran parte quello del fallito progetto costituzionale). Assai preoccupanti a tal proposito sono apparse, ad esempio, le parole di Sarkozy, il quale affermò che, visto l’esito negativo del referendum francese, le decisioni in materia di Unione europea sarebbero state prese unicamente in sede istituzionale senza pu’ correre “il rischio” di interpellare il popolo contemplando la possibilità di una risposta negativa da parte dello stesso.
    Un’analoga dinamica si era del resto registrata anche in relazione all’adozione della moneta unica anch’essa imposta “dall’alto” e non a caso rifiutata dai popoli che hanno potuto esprimersi a riguardo (danesi e svedesi).
    Prendendo atto, dunque, di quella che è parsa essere una precisa volontà volta ad escludere la voce dei popoli europei all’interno di una struttura sovranazionale, che è arrivata persino a far cedere agli Stati la propria sovranità monetaria, quanto previsto dal trattato ESM non deve oggi stupire.
    Verrebbe piuttosto da chiedersi perchè e come si sia arrivati a tanto. La risposta sembrebbe risiedere in un intrecciarsi di ragioni vuoi economiche che politiche.
    A livello economico, l’immenso indebitamento pubblico degli Stati verso le grandi banche private che ha portato ai primi veri e propri casi di insolvenza da parte di alcuni di essi (Grecia , Irlanda, Portogalllo) non poteva che condurre ad un meccanismo a spirale dato dalla stagnazione delle economie dei rispettivi paesi indebitati e la corrispettiva pretesa da parte dei loro creditori di ottenere una relativa certezza sul valore dei titoli di Stato di tali paesi e sulla credibilità circa la possibilità di vedere adempiuto il relativo debito da parte degli stessi.
    Sullo sfondo di tale contesto economico si è poi prodotta quella che è la forte crisi politico- istituzionale dell’Unione Europea, un problema che non poteva non scaturire da un’ “Europa unita” imposta dall’alto e da fare senza che, per parafrasare D’Azeglio, si fossero prima “fatti gli europei”.
    Il limite di intervento della BCE a sostegno degli Stati membri sono evidenti sia a livello statutario che soprattutto in relazione al fatto che essa non abbia uno Stato federale a cui fare riferimento. Tale è la ragione per cui negli ultimi anni proprio l’Europa viene travolta da un’immensa crisi finanziaria, benchè il debito pubblico europeo risulti comunque essere minore rispetto a quello degli Stati Uniti o del Giappone. Nel caso dell’Europa infatti, le funzioni e i poteri in seno alla BCE non possono considerarsi analoghi a quelli spettanti, ad esempio, alla FED. Quest’ultima appare infatti in grado di stampare moneta in quantità potenzialmente maggiore a fronte del fatto che vi è appunto una federazione tra Stati a fare da garante dei suoi debiti bancari. Le difficoltà di soccorso da parte della BCE verso le banche centrali dei singoli Stati membri appare essere relativa anche al fatto che l’Europa presenti una situazione diversa con la presenza di una moneta unica ma non di uno Stato di riferimento. In questo quadro si inseriscono le resistenze della politica della Merkel. Non si capirebbe, in effetti, come l’esecutivo tedesco possa indurre i propri cittadini a fare dei sacrifici al fine di finanziare e soccorrere non il proprio Stato (che sembra al momento avere i conti piuttosto in regola stando ai parametri richiesti dall’Europa) bensì le casse di altri Stati in crisi come, in particolar modo, quelli dell’area mediterranea. Da qui il passo è breve verso il no della Germania agli eurobond e soprattutto al crearsi di una situazione in cui, in assenza di uno Stato federale, i titoli di stato europei appaiano meno certi e meno esigibili rispetto a quelli di altre nazioni e di converso il recupero del debito pubblico dei singoli Stati membri appare per tale ragione di ancora piu’ difficile realizzazione.
    Con il caso della Grecia, abbiamo già avuto modo di assistere ad un chiaro esempio di quanto l’Unione Europea faticasse nel trovare un accordo sulla costituzione di un fondo salva Stati (o salva banche a seconda di come la si vuol vedere). Si è ben notato quali misure estreme si sono volute adottare per intervenire davanti all’insolvenza greca. L’imposizione di un pacchetto austerity con l’ostracismo dal Parlamento greco verso chi intendesse votare contro lo stesso, l’interdizione della possibiltà per il popolo greco di esprimersi attraverso un referendum sulle stesse tematiche hanno rivelato una tendenza fortemente antidemocratica per aiutare una Nazione a far fronte al pagamento del suo debito o se si preferisce per salvare le banche, in particolari francesi e tedesche, a vedere il loro credito ripagato dopo che avevano massicciamente investito in titoli di Stato greci.
    Come ben descritto dalla Dottoressa Undiemi, si arriva oggi ad una struttura come quella dell’ ESM a sua volta così profondamente antidemocratica oltre che pericolosa in relazione ai privilegi ed alle immunità concesse in particolar modo ai beni mobili facenti parte dello stesso, che del resto caratterizzano la struttura di qualsivoglia organizzazione internazionale (ecco probabilmente il perchè si sta ricorrendo a costituire l’ESM sotto forma di una struttura intergovernativa).
    La mancanza di democraticità interna allo stesso con uno squilibrio tendente verso una “supremazia tedesca” può forse spiegarsi con quanto sovraesposto. La Germania, godendo di buona salute economica non vuole in altri termini pagare per gli altri come sarebbe potuto accadere nel caso in cui si fosse perseguita la costituzione di un fondo salva Stati per vie maggiormente attinenti all’impianto istituzionale dell’Unione.
    La battaglia portata avanti dalla Dottoressa Undiemi è tanto ammirevole quanto ardua. La complicità in merito ad una manovra come quella dell’istituzione dell’ ESM arriva, spiace dirlo, anche da parte di chi, eletto con metodi piu’ democratici, potrebbe opporvisi (e, come se non bastasse, arriva peraltro subito dopo il fiscal compact con l’imposizione del pareggio di bilancio in Costituzione, purtroppo approvata proprio ieri dal Parlamento italiano malgrado si trattasse di un’ idea tanto criticata anche da economisti del calibro di Kenneth Arrow, Peter Diamond, Erci Maskin,Carlo Schultze, William Sharpee Robert Solow).

    Come la stessa Dottoressa Undiemi puntualmente osserva, il consiglio dei governatori dell’ESM verrebbe composto da Ministri della finanza dei singoli Stati. Perchè costoro, vista la carica che rivestono in termini di rappresentanza nazionale non dovrebbero fare sentire la propria voce contro un sistema del genere?
    Allo stesso modo, perchè il Parlamento europeo nell’esercizio dei suoi poteri, non si è opposto ad un progetto come questo? Se si considera, ad esempio, che, in ossequio a quanto stabilito dal Trattato di Lisbona, tale organo avrebbe per esempio anche il potere di presentare una mozione di censura, atto con cui si potrebbero ottenere addirittura le dimissioni dell’intera Commissione europea, si evidenza ancora di piu’ il dubbio sulle ragioni tali per cui l’unico organo rappresentativo interno all’Unione Europea non faccia nulla per esercitare il suo eventuale potere di ricatto in una strenua difesa degli interessi nazionali e delle relative democrazie degli Stati membri. Impressionante, a riguardo, il fatto, documentato dal dossier della Dottoressa Undiemi, che le piccole e timide obiezioni mosse da tale organismo nei riguardi del trattato ESM siano consistite nel chiedere in cambio maggiori poteri di controllo sull’adeguatezza dell’azione degli Stati membri rispetto agli indirizzi economici fissati dalla Commissione. Non solo questa è una competenza che non spetterebbe al Parlamento europeo in ossequio alle norme del Trattato di Lisbona ma soprattutto verrebbe da chiedersi perchè esso non agisca al fine di rappresentare e dare voce agli Stati piuttosto che per quello consistente nel “controllarli”.
    Del resto, la differenza che la Dottoressa Undiemi sottilinea in merito ai due possibili regolamenti è ovviamente ed assolutamente corretta da un punto di vista tecnico al punto che infatti l’opzione verso l’uno piuttosto che verso l’altro sottolinea quale sia da un punto di vista politico economico la chiara evoluzione del sistema comunitario. Se già prima, cioè, pur nel rispetto di regole formali, si lasciava decidere la gestione finanziaria dell’Unione ad organi comunitari sempre e comunque non eletti dal popolo e la cui azione appariva da subito difficilmente arginabile da qualsivoglia altra istituzione quale gli Stati membri o lo stesso Parlamento europeo (ricordo a tal proposito che ai sensi dell’articolo 283 TFUE “la BCE è indipendente nell’esercizio dei suoi poteri e nella gestione delle sue finanze e i governi degli Stati membri rispettano tale indipendenza”), col trattato ESM si arriva ad un’evoluzione ancora piu’ antidemocratica di tutto questo, dato che tali funzioni vengono affidate ad un nuovo ente di natura intergovernativa.
    Si noti inoltre che il sistema di sorveglianza multilaterale così come oggi previsto per il funzionamento interno dello stesso ESM era in realtà già vigente in precedenza. Ai sensi dell’articolo 121 TFUE infatti, a seguito di relazioni svolte dalla Commissione, spettava al Consiglio il potere di infliggere sanzioni anche pecuniarie a quello Stato che presentasse un eccessivo disavanzo pubblico o non lavorasse in maniera sufficiente per colmare quello che era il suo deficit. La differenza fondamentale consiste ancora una volta nel trasferire i poteri precedentemente attribuiti ad organismi comunitari in capo ai governatori di tale nuova organizzazione intergovernativa, inasprendo cosi’ il carattere antidemocratico degli stessi e rafforzando ulteriormente la facoltà tale per cui a livello comunitario si possa lucrare sul debito degli Stati membri.
    In ultima istanza, e dando un’ occhiata ai parlamenti nazionali, il silenzio che la proposta della Dottoressa Undiemi ha ricevuto anche da parte di un partito come l’IdV, apparentemente considerato come uno di quelli piu’ attenti alle tematiche attinenti alla questione morale, alla trasparenza ed alla legalità appare piuttosto sconcertante. Altrettanto sconcertante la decisione presa dal parlamento ieri circa l’inserimento del pareggio di bilancio in Costituzione approvato a larghissima maggioranza al punto tale da privare i cittadini dello strumento del referendum confermativo a cui ci saremmo eventualmente potuti appellare per evitare tutto questo.
    In buona sostanza, quell’immensa distanza da sempre avvertita tra società civile e rappresentanti nelle nostre istituzioni appare ripercuotersi in maniera ancora piu’ grave attraverso l’acquiescenza di questi ultimi davanti a misure adottate a livello comunitario che andranno sempre piu’ progressivamente ad incidere sulle nostre vite e colpire lo stato sociale in maniera sempre piu’ massiccia come del resto sta gia’ avvenendo negli ultimi tempi (si pensi alla riforma delle pensioni e a quella dell’ articolo 18).
    Ove poi all’inerzia dei nostri rappresentanti sia a livello comunitario che a livello nazionale si aggiunga anche la tendenziale assenza di un qualsivoglia strumento giuridico di impugnazione davanti a questo scempio, la situazione appare ancora piu’ preoccupante.
    Un eventuale ricorso per annullamento degli atti degli organi comunitari che potrebbe teoricamente essere esperito anche da un solo singolo Stato membro sembra improponibile in quanto subordinato a una violazione dei Trattati da parte dell’atto stesso (nel caso del Trattato ESM ci si riferirebbe alla decisione del Consiglio Europeo del 25 marzo 2011 avente ad oggetto la modifica dell’art 136 TFUE). L’adesione al Trattato dell’Unione europea comporta l’accettazione dell’acquis communautaire e pertanto la mancanza di possibilità di mettere in discussione quanto stabilito dai Trattati istitutivi.
    Trovo legittima anche la domanda che la dottoressa Undiemi pone sull’iter politico legislativo relativo alla ratifica della modifica dell’ articolo 136 TFUE. Condivido ed appoggio in pieno l’iniziativa della Dottoressa volta a sensibilizzare le coscienze al fine di chiedere ai parlamenti nazionali di non ratificare tutto questo.
    Allo stesso tempo, da un punto di vista strettamente giuridico, la subordinazione dell’ instaurazione del trattato ESM alla ratifica del nuovo articolo 136 TFUE sembra essere piuttosto pretestuosa. La norma si riferisce a “l’introduzione di un meccanismo di stabilità da attivare ove indispensabile per salvaguardare la stabilità dell intera zona euro.” Essa non sembra aggiungere granchè a ciò che i Trattati già dicono in merito a questo e difficilmente può sembrare una norma di per sè sufficiente a legittimare l’instaurazione di un ente come l’ESM. Ma il problema purtroppo si riverbera su un altro fronte.
    Da una parte va cioè considerato che ai sensi dell’ articolo 216 TFUE l’ Unione europea sembra essere autorizzata a fare non importa cosa pur di raggiungere scopi considerati fondamentali dai Trattati e la stessa giurisprudenza della Corte di Giustizia europea in materia di accordi internazionali appare avvallare completamente tale principio al punto da affermare che la competenza a contrarre obblighi internazionali possa sussistere anche allorchè essa non trovi fondamento in disposizioni esplicite del Trattato.
    Successivamente, appare fondamentale osservare la struttura delle regole che stanno alla base delle organizzazioni internazionali sotto la cui veste giuridica sembrerebbe configurarsi l’ESM. E’ pacifico in diritto internazionale che per la legittimazione dell’azione delle organizzazioni internazionali in conseguenza del riconoscimento della loro personalità internazionale si faccia riferimento al mero principio di effettività. In breve, quando determinate organizzazioni internazionali di fatto esercitano prerogative di soggetti di diritto internazionale divengono automaticamente e semplicemente per questo riconosciute come tali.
    Da tale principio discende poi tutta le legittimazione per i membri dell’organizzazione di godere di quei privilegi ed immunità diplomatiche che li rendono immuni anche dalla giurisdizione degli Stati (come, non a caso, la Dottoressa Undiemi ha rilevato essere previsto per i membri dell’ESM).
    L’unico punto di contrasto a carattere squisitamente giuridico su cui chi porta avanti una rivendicazione come quella della Dottoressa Undiemi può battersi con profitto consiste nel fatto che, in ossequio alla piu’ consolidata giurisprudenza e dottrina in ambito di diritto internazionale, uno dei criteri tali per cui si riconosca soggettività alle organizzazioni internazionali sia però anche quello per cui esse hanno il diritto di concludere accordi internazionali che attribuiscono diritti ed obblighi soltanto alle organizzazioni e non agli Stati membri.
    Se dunque questo è vero, forse oltre a chiedere agli Stati di non ratificare la modifica dell’ articolo 136 TFUE (rivendicazione sempre e comunque legittima) altrettanto importante sarebbe chiedere loro di rifiutarsi di essere parte di un’ organizzazione internazionale, in cui il loro ruolo sia quello di semplici membri e/o soci dello stesso.

    Questo sembrerebbe essere il passo decisivo per evitare l’istituzionalizzazione di un ente che caratterizzerebbe, per riprendere le stesse parole usate dalla Dottoressa Undiemi, un punto di non ritorno verso una pericolosa dittatura economica.
    Cio’ che oggi viene da chiedersi davanti al silenzio dei parlamenti europei e nazionali è se i nostri rappresentanti, consci della perdita di sovranità nazionale da parte degli Stati, siano effettivamente interessati a fermare questa spaventosa evoluzione autoritaria o spesso e volentieri non ne siano piuttosto anche complici.
    Il silenzio di IdV su tutto questo, come sottolineato dalla Dottoressa Undiemi, è inaccettabile quanto preoccupante. Sarebbe necessario quanto prima eleggere dei rappresentanti consci di questi problemi e che pongano una reazione a questa deriva antidemocratica come punto fondamentale del loro programma politico.
    Per quei tanti cittadini che hanno sempre avuto la tendenza a schierarsi su posizioni tendenzialmente moderate, deve essere triste constatare che le uniche voci di protesta contro questo sistema in Europa siano portate avanti da forze politiche estremiste (si veda l’incontro di Storace con Marie Le Pen, la richiesta di ritorno al fiorino da parte del partito della Libertà di Wilders in Olanda, gli interventi del parlamentare europeo Nigel Farage, leader dell’Ukip. In fin dei conti, la difesa dei piu’ elementari principi cardine di uno Stato di diritto dovrebbe essere qualcosa di tranquillamente rivendicabile anche da forze moderate che fanno della salvaguardia della democrazia la loro bandiera (non parliamo poi di IdV, insieme a tutto questo proclama da sempre l’esigenza di legalità e trasparenza). Ecco perchè piu’ che in un quadro in cui, parafrasando Orwell, un grande fratello ci spia e sottrae la sovranità agli Stati, sembra di ritrovarsi in un contesto in cui gli Stati stessi stiano cedendo le loro sovranità senza batter ciglio di fronte a ragioni di interesse economico finanziario.
    Mai come oggi fanno impressione le parole di Karl Marx, che aveva previsto che laddove il sistema capitalistico all’interno dei singoli Stati membri avesse cominciato a vacillare, si sarebbe ricorsi all’invenzione di una struttura sovranazionale, volta a conservare i relativi privilegi di pochi a fronte della proletarizzazione del ceto medio. A tal proposito, e naturalmente anche da parte di cittadini che non sono mai stati di fede marxista, viene da chiedersi se e in quali termini sia ancora possible una qualche chance di inversione di tendenza o almeno di resistenza all’interno di un sistema siffatto. Il meccanismo a spirale della crisi finanziaria comportante l’ingigantirsi del debito pubblico degli Stati verso le grandi banche e di converso il diktat che il potere dei protagonisti del mondo della grande finanza esercita verso gli stessi ormai anche a livello istituzionale sembrebbe non avere mai fine con le evidenti conseguenze che ormai si toccano con mano. Da una parte, a livello sovranazionale, assistiamo alla creazione di un fondo salva Stati concepito così come previsto dal Trattato ESM, dall‘altra, nei singoli paesi membri, si effettua un attacco al sistema del welfare, di cui i recenti e già citati esempi relativi alla riforma delle pensioni e dell’articolo 18 nel nostro paese appaiono emblematici in termini di quanto un singolo Stato non possa e/o debba fare per cercare di garantire almeno in apparenza la propria solvibilità verso il credito vantato dalle grandi banche.

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