L’idea politica più diffusa per uscire dalla crisi? La promozione della “guerra fra poveri”.

 

Lo chiamano ‘’dualismo di sistema’’, un’espressione che fa sentire importanti, salvo poi scoprire che si tratta di un modo elegante per sostenere che le difficoltà lavorative che affliggono milioni di precari italiani dipendono dal raggiunto benessere di quei lavoratori che riescono ancora a guadagnare uno stipendio decente. E questi ultimi, convinti di possedere sufficienti diritti, spesso non guardano in faccia la realta’. Sul ‘’dualismo di sistema’’ destra e sinistra sono d’accordo nello scatenare una nuova ‘’guerra tra poveri’’ partendo da una diagnosi comune: l’esistenza di troppi diritti per i lavoratori “stabili” causa l’aumento della precarietà. Cosi’, mentre le statistiche sullo stato del lavoro in Italia si stanno trasformando in un bollettino di guerra, la disoccupazione causa un suicidio al giorno (Rapporto Eures 2011), secondo l’Istat un giovane su tre è senza lavoro e il presidente dell’INPS ha dichiarato che se ai lavoratori precari venisse concesso di effettuare una “simulazione” della propria pensione “si rischierebbe un sommovimento sociale”, nel Paese dopo le amministrative il centro sinistra attende solo la fine del berlusconismo per brindare forse inconsapevole che le politiche del lavoro proposte a destra come sinistra annullano ogni diversita’ tra gli schieramenti, ignorano ogni analisi serena sulle cause della crisi e mantengono inalterata ogni prospettiva di conflitto sociale.
In Italia una fetta enorme delle attività pubbliche è ormai gestita dai privati che troppo spesso utilizzano lavoratori con contratti precari e paghe misere. Per comprendere la dimensione del fenomeno e l’impatto che esso produce sulla salute del mondo del lavoro in Italia, è sufficiente ricordare quanto affermato dalla Corte dei Conti in occasione dell’inaugurazione dell’anno giudiziario 2011, ossia che le privatizzazioni e le esternalizzazioni si sono ridotte a un mezzo per la gestione clientelare del potere politico-amministrativo. I principali interlocutori della Corte sono chiaramente gli esponenti politici.
Guardando più da vicino l’ambito dell’imprenditoria privata, la grande industria ha subito un tracollo e la principale causa è sotto gli occhi di tutti: la speculazione realizzata dai tanti “capitani coraggiosi” con cui sono state distrutte dall’intero aziende che vantavano una grande capacità produttiva che garantiva occupazione e sviluppo anche per le svariate realtà dell’indotto. Oggi non ci sono più le grandi imprese ma i gruppi societari, c’è il manager ma non esiste più l’imprenditore e i “piani industriali” determinano la perdita di migliaia di posti di lavoro e chi li attua guadagna milioni di euro. Gli imprenditori, quelli veri, sono inevitabilmente vittime di questo sistema tanto quanto i lavoratori.
Gli operatori dei call center sono stati sfruttati e sbeffeggiati per anni, prima con un contratto di lavoro precario e poi con un contratto di lavoro a tempo indeterminato che nel contesto “esternalizzazioni” è pari a carta straccia, dato che si consente ai gruppi societari di potere spostare e spesso licenziare con la massima flessibilità i lavoratori al di là dei limiti imposti dalla legge, in primis dall’art. 18. Adesso rischiano di vedersi “scippare” il posto di lavoro perché le società presso cui lavorano hanno deciso di “delocalizzare” le attività nei paesi dove la tutela dei diritti è praticamente un’utopia.
Di fronte a questa situazione le posizioni dei due più grandi schieramenti politici sulla questione “lavoro”, convergono infatti, seppur con modalità differenti, verso un’unica direzione: lo “Statuto dei Lavoratori” non serve più e deve essere sostituito con lo “Statuto dei Lavori”, occorre maggiore flessibilità lavorativa per assecondare le esigenze di competitività delle imprese e l’esistenza di troppi diritti per i lavoratoti “stabili” causa l’aumento della precarietà. L’esponente di destra, il ministro del Lavoro Sacconi, sostiene che, fatti salvi i diritti universali come il divieto di schiavitù e il diritto di sciopero, sia necessario attuare uno “Statuto dei lavori” attraverso cui poter rendere derogabili i mezzi di tutela messi a disposizione dall’attuale legislazione in materia di lavoro. Nel libro bianco realizzato dal ministro, emerge il ritorno all’ideologia corporativa, tipica del periodo fascista, che interpreta il legame fra lavoratori e datori di lavoro come una relazione incardinata sulla comunione di scopi e non come un rapporto di scambio in cui vige il principio della contrapposizione di interessi. D’altronde, il PDL è il partito dell’amore, peccato che tale principio risulta impraticabile, a meno che manager come Marchionne, Tronchetti Provera e Colaninno, magari accompagnati da qualche dirigente della Lehman Brothers, non decidano di salire sui tetti, di entrare nelle fabbriche occupate e di recarsi nelle piazze per convincere i lavoratori che il posto di lavoro lo hanno perso per il bene comune.
A sinistra c’è invece Ichino, giuslavorista e senatore del PD, a cui vanno comunque riconosciuti impegno costante e trasparenza d’intenti. Anche il noto studioso parte dall’idea che sia indispensabile realizzare uno “Statuto dei lavori” che fissi delle protezioni fondamentali per tutti i tipi di lavoro, ad esempio il diritto alla salute e sicurezza o il divieto di discriminazioni, accompagnate da alcune norme contenenti tutele “vaganti” a seconda delle caratteristiche del mestiere svolto. Il principale nodo da sciogliere è quindi, ancora una volta, la forte protezione concessa dal legislatore ad alcune categorie di lavoratori, associata alla vastità e alla complessità delle leggi in materia di lavoro. E’ questo eccesso di regolamentazione che complica la vita al lavoratore e al datore di lavoro e che disincentiva gli investimenti stranieri nella nostra nazione.
L’eccesso di pervasività della regolamentazione, sostiene Ichino, complica la vita a prestatore e datore di lavoro, e le distorsioni (quali?) solo in un caso su cento possono verificarsi per il comportamento di un imprenditore scorretto. A quanto pare il “vento” del corporativismo fischia anche a sinistra, seppur in modo quasi impercettibile. Ad ogni modo, è sicuro che il riferimento non è al “cavillo” giuridico contenuto nell’art. 2112 c.c. con cui, volontariamente, moltissime “menti raffinate” hanno sbattuto fuori decine e decine di migliaia di lavoratori e mediante il quale sono state svuotate industrie strategiche per la nostra economia.
Qual è lo strumento ideato per applicare questa innovativa “guerra fra poveri”? La ricetta e’ semplice e nello stesso tempo furbetta: tutti con il contratto a tempo indeterminato ma più flessibile! E’ sostanzialmente un contratto dove i concetti di “stabilità” e di “tempo indeterminato” diventano uno “specchietto per le allodole”, dato che si prevede che l’art. 18 si applica solo in caso di licenziamento disciplinare, per motivi discriminatori e per rappresaglia (o comunque per motivo illecito), mentre per non meglio precisati motivi economici e organizzativi i lavoratori possono essere cacciati via dall’azienda ottenendo un congruo (?) indennizzo. Se a sinistra la soluzione della crisi sara’ quella di pretendere che i lavoratori che stanno un po’ meglio dividano il peso della crisi con i precari il centro-sinistra non andra’ piu’ lontano di effimere vittorie nelle grandi citta’. E se parliamo di ‘’dualismo di sistema’’ oggi il dualismo mastodontico che sta divorando l’Italia è quello del sistema speculativo clientelare dei poteri “forti” contrapposto all’economia reale e all’occupazione.

Lidia Undiemi

(pubblicato su “I Quaderni de l’Ora” di giugno).

PDF24    Invia l'articolo in formato PDF   
Authors

2 Comments

  1. venturi tonino said:

    Tutto quanto da Lei esposto in modo chiaro e professionale ancora una volta coincide con il mio pensiero. Alcune sue osservazioni le avevo già formulate anni fa quando fu introdotta la riforma del lavoro riguardo al lavoro flessibile e precario. Era evidente che si sarebbe arrivati a quanto da Lei descritto, con la complicità in primis di tutti i sindacati. – Deve scusare se ho commentato questo suo articolo con ritardo, ma fino ad un mese fa non avevo avuto ancora la “fortuna” di conoscere tutto il suo lavoro che in modo gratuito mette a disposizione in rete. Grazie, Cordiali saluti.

  2. guido said:

    Ciao Lidia, innanzi tutto complimenti per l’articolo di cui condivido totalmente i contenuti. Volevo comunicarti che ho utilizzato, nel mio blog, l’immagine pubblicata nel tuo articolo, in quanto in perfetta sintonia con il racconto breve da me pubblicato. Spero che la cosa non ti dispiaccia..-Un saluto. Guido Fabrizi

    http://guidofabriziraccontibrevi.wordpress.com/

*

due × tre =

Top Lidia Undiemi