La Sicilia mantenuta in uno stato permanete di “equilibrio precario”

La Sicilia è una regione mantenuta in uno stato permanente di “equilibrio precario”, e ciò vale sia per il settore economico-industriale che per le attività riconducibili alla pubblica amministrazione.
Il territorio siciliano, non a caso, presenta il più alto tasso di disoccupazione che riguarda soprattutto i giovani, le donne e, a causa della crisi che ha colpito poli industriali importanti come quello di Termini Imerese, anche i meno giovani che troppo spesso, ormai, sopravvivono attraverso forme di ammortizzatori sociali che prima o poi finiranno lasciando sul lastrico tantissime famiglie.
Le statistiche mostrano uno scenario spaventoso: la disoccupazione nel 2010 è pari al 18%, quella giovanile al 44% e quella femminile al 50%.
Sul fatto che il governo nazionale non abbia attuato una politica di sviluppo occupazionale non credo ci sia alcun dubbio, basti pensare alla posizione assunta dal ministro Sacconi nella vertenza Fiat e all’approvazione della legge sul “collegato lavoro” che introduce pesanti logiche padronali e a tratti incostituzionali, come ad esempio la clausola “ricattatoria” di rinuncia al ricorso al giudice.
Guardando più da vicino il contesto locale, bisogna anzitutto chiedersi: qual’è stata e quale sarà la politica di sviluppo del governo regionale siciliano per far fronte alle centinaia di migliaia di precari e disoccupati dei settori pubblici e privati che non hanno avuto il privilegio di essere assunti nella pubblica amministrazione senza concorso pubblico, dunque con metodi anticostituzionali?
Sotto questo profilo l’azione di governo risulta confusa, inconsistente ed inefficace.
Attenzione, qui non si tratta di ragionare su interventi “tampone”, come d’altronde fatto negli ultimi anni in tutta Italia. O si ragiona in termini di interventi strutturali lontani da logiche clientelari oppure gli effetti della crisi che stiamo subendo oggi cresceranno fino al punto da essere insostenibili anche per coloro che magari, con una delle tante raccomandazioni, pensano di esserne immuni.
Sostengo che l’azione del governo risulta confusa, inconsistente ed inefficace per molte ragioni, eccone alcune:
 nel mese di ottobre la Cisl ha proposto al governo regionale, che ha manifestato la propria apertura, di far diventare la Sicilia polo d’eccellenza dei call center. I cittadini manifestano contro la crisi e la regione investe in precarietà, così non c’è futuro.
 Nel bilancio 2010 sono previsti 242 mln per la formazione oltre 100 mln già prelevati dal Fondo Sociale Europeo. E’ singolare come il business della formazione sia così importante in un territorio che produce una disoccupazione scandalosa. Secondo la Corte dei Conti questa formazione selvaggia non ha portato ad un’adeguata riduzione della disoccupazione.
 Nonostante questa crisi, con cui si giustificano i tagli agli stipendi degli operai, degli impiegati, degli insegnanti e la riduzione dei servizi essenziali ai cittadini (notizia di giugno) la regione assegna 99 consulenze nel 2010, e alcuni di questi posti di lavoro sono stati conferiti all’amministrazione regionale che ha già più di 2000 dirigenti. Con tutti questi dirigenti non siamo nemmeno stati in grado di sfruttare adeguatamente i fondi Fas.
 Le risorse finanziarie (50 milioni di euro) per gli ammortizzatori in deroga attribuiti dal ministero del Lavoro (Gazzetta Ufficiale n. 227 del 28 settembre 2010 – decreto n. 53732 del 4 agosto 2010) per il 2010 sono quelli del Fondo Sociale per l’Occupazione e la Formazione, praticamente stiamo raschiando il fondo: quali risposte darà il governo ai cassa integrati in deroga per il 2011 e per gli anni successivi?
 vogliamo parlare dei precari della pubblica amministrazione? Con un emendamento è stata consentita la proroga per il 2011 dei contratti dei precari della pubblica amministrazione. Per i rappresentanti del PDL, da Schifani a Vicari e Vizzini questa è una soluzione? Ma stiamo scherzando? Rimandare un problema senza nemmeno pensare ad interventi strutturali che possano liberare i cittadini dal ricatto della precarietà. E nel 2011 cosa accadrà?

25 febbraio 2011

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