Lettera aperta al prof. Trento: chiariamo la posizione del partito sulle privatizzazioni

Caro prof. Trento,

le scrivo per dirle che non sono d’accordo con quanto da lei scritto nell’articolo “Privatizzazioni contro parentopoli e scarsa efficienza”, pubblicato il 18 dicembre sul sito www.italiadeivalori.it.

Nell’ottica del dialogo costruttivo, credo sia necessario che ci confrontiamo su questi temi: diritto ed economia sono due facce della stessa medaglia.

In Italia centinaia di migliaia di lavoratori sono sotto ricatto a causa delle privatizzazioni, moltissimi hanno perso il posto di lavoro e tanti altri sono costretti ad accettare condizioni di lavoro meno favorevoli rispetto ai dipendenti del settore pubblico, perché ovviamente il privato fa ciò che vuole nella sua impresa, ferme restando le ipotesi di accertamento di violazioni delle norme di legge che non sono in grado di ripristinare una reale “Giustizia Sociale”.

E’ per tale ragione che nel progetto politico contro le esternalizzazioni abusive, soprattutto attraverso l’analisi di casi concreti di rilevanza nazionale (Telecom Italia, Vodafone, Wind, servizi informatici del settore della Giustizia, Fiat ecc…) ci siamo presi l’impegno, come partito a livello nazionale, di contrastare tale fenomeno. Esternalizzare significa cedere a terzi parti di attività, siano esse pubbliche o private, ad altri soggetti (privati) con il relativo personale già precedentemente impiegato, ovvero assumendo nuovi lavoratori. L’attuale struttura del sistema giuridico di riferimento consente alla casta di spostare mezzi e persone da una società all’altra spesso nell’ambito di gruppi societari che di fatto consentono una quasi totale deresponsabilizzazione di chi di fatto governa l’impresa. In tal modo si creano subdole forme di speculazione a danno della collettività che ledono gravemente al funzionamento dell’economia reale.

Esternalizzare da un ente pubblico in favore di un’azienda significa privatizzare, ed in questo contesto privatizzare significa favorire i poteri forti a danno della collettività.

Credo che ancor prima di pensare di discutere della efficienza economica della privatizzazione, su cui io non sono comunque d’accordo, occorre contrastare questo sistema politico/economico/giuridico.

Ad ogni modo, mi preme sottolineare che lei denuncia giustamente le logiche clientelari che ruotano attorno alla gestione delle aziende municipalizzate: assunzioni pilotate e mantenimento di prezzi più elevati per l’erogazione dei servizi.

E’ ammirevole la sua presa di posizione su questa grande piaga sociale, il consenso politico a livello locale è spesso legato alla capacità di promettere posti di lavoro. Il problema va dunque affrontato con determinazione e coraggio. Tuttavia, per le ragioni sopra esposte, i cui dettagli sono contenuti in molti miei scritti che ho sempre condiviso con i lavoratori vittime di questo sistema, la spinta verso le privatizzazioni comporterebbe un aggravio di una condizione sociale già di per sé precaria. Le principali motivazioni sono due: tramite la strumentalizzazione dei collegamenti societari si creerebbe una bolla speculativa che manterrebbe i prezzi alti e i lavoratori soggetti a forme di sfruttamento normative ed economiche non promuovibili nel pubblico impiego; il clientelismo non avrebbe in tal modo soluzione perché le infiltrazioni politiche raggiungono gli “affari pubblici” indipendentemente dalla forma giuridica utilizzata per realizzare il servizio. I continui scandali sulla gestione degli appalti pubblici in Italia purtroppo lo dimostrano.

Concludendo, sono d’accordo con lei che il problema esiste e che deve essere affrontato ma non con le privatizzazioni nell’attuale contesto sociale: dobbiamo combattere il sistema politico/economico/giuridico che alimenta il mondo affaristico-clientelare del nostro paese.

Credo sia necessario confrontarci su questi temi, soprattutto per dare risposte certe ai cittadini sui progetti di politica legislativa che questo partito intenderà portare avanti nella prossima legislatura.

Certa di un suo riscontro, porgo cordiali saluti,

Lidia Undiemi

Resp. nazionale sezione dipartimentale “Trasformazioni d’impresa e tutela dei diritti” di Italia dei Valori

Resp. regionale dipartimento Lavoro e Welfare Sicilia di Italia dei Valori

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About the Author

Lidia Undiemi
Esperta in materia di tutela dei lavoratori nelle trasformazioni di impresa. Dottore di ricerca in Diritto dell'Economia, dei Trasporti e dell'Ambiente. Titolo conseguito presso l'Università degli Studi di Palermo nell'aprile del 2010. Attualmente non ho alcun incarico all'Università di Palermo, continuo comunque ad impegnare gran parte del mio tempo in studi giuridici ed economici. Ho pubblicato un libro "Il ricatto dei mercati" che contiene una indagine sulla nuova governance economia europera ed internazionale, e sulle trasformazioni del mondo del lavoro nell'era della finanza. Sono autrice di pubblicazioni scientifiche, di cui l'ultima pubblicata nelle rivista scientifica di diritto del lavoro "Variazioni su Temi di Diritto del Lavoro" dal titolo "Trasferimento di parte d’azienda, appalti e collegamenti societari: complessità della realtà e nuove sfide interpretative". Ho realizzato un progetto scientifico e politico contro la crisi dell'economia reale e dei posti di lavoro causata dalla speculazione finanziaria. Credo nella ricerca come principale strumento principale di difesa contro derive autoritarie.

3 Comments on "Lettera aperta al prof. Trento: chiariamo la posizione del partito sulle privatizzazioni"

  1. Il discorso delle privatizzazioni dei servizi pubblici, è in linea di principio da affrontare, nei casi in cui possa portare effettivi vantaggi alla collettività.
    I casi di nepotismo in particolare nella sanità, nella ricerca e in certe cattedre universitarie, dimostrano che c’è una “cultura” della casta in tanti comparti dirigenziali del pubblico impiego e dei servizi pubblici.
    Ma pensare di risolvere tutto questo con un colpo di scure “privatizzante” è come minimo semplicistico, perchè i più gravi casi di corruzione e irregolarità finanziaria recenti, riguardano proprio il passaggio al privato di servizi pubblici:

    Qualche esempio
    Il crack finanziario dei bond Parmalat, ha visto la condanna di Calisto Tanzi, padre-padrone della Parmalat e tutti lo additano come unico responsabile di questo disastro, con centinaia di milioni di perdite per i risparmiatori (molti rovinati). Ebbene le banche di interesse nazionale, privatizzate molto prima della vicenda Parmalat: Credito Italiano, Comit e Banco di Roma,
    sono state gli untori principali di questo virus finanziario, vendendo bond Parmalat a ignari risparmiatori, mentre già sapevano che si trattava di carta straccia e del prossimo crollo della Parmalat…
    Senza contare il fatto che i costi delle commissioni bancarie in Italia è il più alto d’Europa.

    Una legge approvata dal Governo Berlusconi equipara la gestione dell’acqua ai servizi pubblici economici e stabilisce che a partire dal 2012, essa venga assegnato a imprenditori o società. Le società pubbliche di gestione debbono cessare dal 2010 la loro attività a meno che non cedano a privati ameno il 40% delle loro quote. Si avvia un meccanismo che vedrà affermarsi una gestione basata sul profitto. Si avranno aumenti incontrollabili delle tariffe e nessuna assunzione di rischio da parte delle imprese, che possono modificare unilateralmente le tariffe per realizzare alti utili di gestione.

    Un parere della Corte di Conti
    L’aumento della capacità di generare profitti delle utilities privatizzate “è in larga parte dovuto più che a recuperi di efficienza sul lato dei costi all’aumento delle tariffe che, infatti, risultano notevolmente più elevate di quelle richieste agli utenti di altri Paesi europei”. Ad affermarlo è la Corte dei Conti nel rapporto su Risultati e obiettivi delle operazioni di privatizzazioni di partecipazioni pubbliche facendo riferimento anche alle banche e alle autostrade.

    Effetti sul lavoro
    Assistiamo in Alitalia, in Telecom, nella gestione dei servizi sanitari, perfino nei Servizi del Pubblico impiego, e della ricerca a un sempre più massiccio ricorso al lavoro precario e ai licenziamenti per ripianare i bilanci.
    Per l’ Alitalia (ora CAI) per un malinteso senso “patriottico”, è stata negata la cessione alla Air France che proponeva 1500 prepensionamenti “morbidi” per ripianare il bilancio. L’italiano (poco patriota) Colaninno ora ha “epurato” 4000 dipendenti, con ricorso massiccio al precariato e ai sub appalti, per i servizi di base.
    La Telecom anch’essa privatizzata a suo tempo, ha esternalizzato 4000 informatici del ramo IT in una piccola SRL controllata, la SSC. Ora questi lavoratori sono mobbizzati e a rischio di essere estromessi dall’azienda, tutto questo mentre aumentano i dividendi agli azionisti e si dichiarano migliaia di “esuberi di personale”.

    Il mio caso persoale
    Sono un lavoratore ex Eutelia, ho perso il mio posto di lavoro dopo che l’ultimo committente per cui lavoravo come informatico, la Camera dei deputati, mi ha proposto il precariato.
    Ho rifiutato anche a costo di andare in cassa integrazione. Ora sa chi c’è al mio posto?
    Un precario che costa la metà di quanto costavo io, offre però la metà della mia professionalità (30 anni di carriera a iniziare da Olivetti).
    Una domanda a lei:
    Ma sarebbe stato davvero un cattivo affare per la Camera assumermi…?

    Questo non per dirle che la privatizzazione è la fonte di tutti i mali, ma per farle presente che i cosiddetti “poteri forti” in Italia, hanno già un loro paladino alla carica di presidente del Consiglio, quindi fino a quando non sarà ristabilito in Italia un corretto rapporto fra politica, istituzioni e imprese, la privatizzazione in Italia significherebbe il caos, con ulteriore arricchimento di pochi a svantaggio della collettività.
    Ma mi chiedo soprattutto:
    cosa ci fa un talebano dell’ultra liberismo come lei in un partito cme la IDV? E’ lei l’anomalia o è la IDV che è ormmai l’ombra di se stessa?

  2. Egr. Prof. Trento,

    leggendo il suo post credevo di aver sbagliato portale pensando che il web master avesse sbagliato qualcosa durante la rivisitazione del sito IDV.
    Sa perchè faccio questa considerazione? E’ da circa un anno che collaboro con il dipartimento lavoro welfare sia per una necessità oggettiva, visto che sono un lavoratore esternalizzato, sia perchè, credo, bisogna contrastare questo falso liberismo che sta distruggento il tessuto industriale italiano con tutte le ripercussioni a noi note sui lavoratori coinvolti. La sua teoria provi a spiegarla, magari durante un pubblico dibattito, a tutti i miei colleghi circa 1900 che ad un tratto siamo stati ceduti da STMicroelectronics dentro una scatola denominata Numonyx Italy S.r.l. per poi essere venduti a Micron technology.
    In questo paese assistiamo purtroppo ad uscite come le sue, che dall’alto della sua posizione di studioso le sembrano dovute e coerenti, mentre nella realtà c’è un stato sociale distrutto al quale servono persone abili si ad analizzare concetti ma altrettanto concrete per affrontare le emergenze.
    Dal mio punto di vista, lei ha sbagliato schieramento politico e mi chiedo come mai le permettano di scrivere queste cose affidandole addirittura un dipartimento.
    A questo punto qualcuno delle risposte dovrebbe darle, o siamo pazzi noi che con i nostri sacrifici immensi cerchiamo di arginare certe volontà, o qualcuno ci strumentalizza facendoci credre che sta dalla nostra parte e poi permtte a voi di offenderci in questo modo.
    mi permetto di suggerirle un ambito a lei più consono, si sta formando una nuova compagine industriale in Italia denominata “fabbrica italia” che fa capo ad un illustrissimo AD chaimato Marchionne, provi a mandare il suo CV magari le affiderà il ruolo di consulente.

    buona fortuna

  3. il motivo per cui ho abbandonato idv è stato dovuto al fatto che è un partito senza ideologia. ok costruire un partito sull’idea di riportare legalità può andare bene all’inizio, ma poi un sua certa filosofia in economia la deve per forza prendere.invece no si continua a restare sul vago. questo purtroppo causa la permanenza e la convivenza nello stesso partito di persone con una visione diametralmente opposta. io francamente per quel che ho visto e sentito condivido le posizioni della dott. lidia undiemi. purtroppo però il partito è pieno zeppo di persone che condividono le posizioni del prof. trento. a mio avviso questa convivenza rende impossibile dare una linea al partito e obiettivi condivisibili. io mi sono trovato quasi costretto a mollare. sono stato trattato come un idiota perchè nella questione marchionne/fiat vs lavoratori per quanto riguardava i nuovi contratti , in cui la fiat praticamente ricatta lavoratori e stato. io avevo semplicemente detto che difronte a continui ricatti,lo stato dovrebbe rilevare le azioni fiat in mano agli agnielli & co. (lasciando in pace i piccolissi azionisti) dato che cmq l’italia ha dato alla fiat in 30 anni 10 miliardi di €. di fatto la fiat dovrebbe essere di proprietà statale….

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