Costruiamo un nuovo modello di Lavoro contro lo sfruttamento

La maggior parte dei media e dei politici si sforzano di nascondere le reali cause della crisi e della disoccupazione dietro superficiali e scontate affermazioni, confondendo, per volontà o per incompetenza, cause ed effetti di un disastro sociale che nei mezzi di informazione occupa un centesimo dello spazio riservato al gossip, inutile e dannoso specie per le nuove generazioni.
Il diritto di cronaca non è un bene ad esclusivo uso e consumo del giornalista e del suo editore, specie se l’attività è mantenuta finanziariamente con soldi pubblici.
Chi gestisce i mezzi di comunicazione di massa, dal primo all’ultimo anello della catena, ha il dovere di indagare sui meccanismi che stanno alla base del sistema politico/economico/sociale che ha rovinato l’Italia.
Crisi economica, inquinamento ambientale, disoccupazione e precarietà sono le ovvie conseguenze di una politica di governo (di destra e di sinistra) che, attraverso meccanismi non percepibili ad “occhio nudo”, ha consentito ad ingordi affaristi di utilizzare la finanza per speculare sull’intera collettività, approfittando del passaggio epocale all’era delle grandi tecnologie informatiche e delle comunicazioni. I grandi periodi di transizione sono infatti caratterizzati da un gap fra il nuovo assetto economico e sociale e le politiche di governo. In questo contesto, ai mezzi di informazione è attribuito un ruolo determinante, in quanto accelerano o rallentano il processo di adattamento delle scelte politiche alle reali esigenze della collettività. Quando, invece, al di là delle intenzioni, politica ed informazione sono incapaci di guidare il cambiamento prendendo atto della realtà, tale divario viene riempito dalle classi “forti” che speculano all’inverosimile contro ogni logica di interesse collettivo, e davanti agli occhi di una popolazione inerme, che si ritrova ad affrontare una crisi economica indotta a favore delle lobbies.
Esempio lampante di tale grave fenomeno è l’assenza di dibattito politico sulla inadeguata tutela dei soggetti “deboli” contro manovre speculative attuate attraverso la formazione di gruppi societari, che generano il cosiddetto fenomeno delle scatole cinesi. Strettamente connessa a tale questione è la diffusione di cessioni di attività, attraverso cui è possibile spostare lavoratori da un’impresa ad una scatola cinese, dato che, ai sensi dell’art. 2112 c.c., non è necessario il suo consenso. E’ evidente, in questi casi, che precarietà e disoccupazione possono essere notevolmente ridotte modificando la suddetta norma con l’introduzione, esplicita, del diritto di opposizione del lavoratore al proprio trasferimento, oltre, ovviamente, ad una legislazione organica dei gruppi societari. Tv e giornali, tranne che in qualche raro caso, operano un pesantissimo silenzio su tali argomenti. Chi ha il coraggio di negare quanto detto, si faccia avanti.
Si badi bene, però, che ciò non significa che non siano stati sprecati fiumi di inchiostro su vicende di grande impatto sociale come la crisi Eutelia/Agile/Omega, la pilotata stabilizzazione dei lavoratori precari del call center Atesia e lo sfruttamento degli operatori telefonici in generale. In questi casi, l’informazione non è stata all’altezza della situazione. Per quanto riguarda la vicenda Eutelia/Agile/Omega, i giornalisti parlano indifferentemente di “gruppo Omega” e di “Omega Spa”, senza nemmeno scrivere due righe di chiarimento sull’impatto determinante che l’adesione all’una o all’altra definizione genera nella gestione degli 11.000 rapporti di lavoro oggi a rischio. Nessuno, inoltre, ha notato che esistono due società Omega, Spa e Srl con P.I. differenti, e che, nonostante tutti facciano riferimento a Omega Spa, il ricorso presentato per l’accertamento della condotta antisindacale ex art. 28 riferito al passaggio delle partecipazioni di Agile in Omega Spa è stato presentato citando Omega Srl. Si considerino, poi, le informazioni “occultate” circa il ruolo determinate delle p.a. committenti nella vicenda: il commissariamento è una diretta responsabilità politica degli appaltanti che, di fatto, hanno usufruito delle prestazioni di lavoro. Ancor più incredibile è la storia dei lavoratori Atesia, che gli ispettori del lavoro hanno tentato di stabilizzare nel 2006, quando ancora tale percorso poteva avere un senso per chi ha subito anni di precarietà con contratti a progetto.
La verità su queste e su tante altre vicende di precarietà e disoccupazione (ATU, esternalizzati Telecom, esternalizzati dei call center, lavoratori in appalto presso la p.a. ecc.) deve essere assolutamente raccontata con coraggio e senza censure.
Ma ciò non basta, la denuncia deve rappresentare la base per soluzioni strutturali idonee a contrastare tale sistema.
In tal senso, è necessario attuare altre due iniziative senza le quali non è possibile uscire dal dramma della crisi: lavorare assieme ai cittadini su progetti di legge idonei a tutelare tutti noi lavoratori contro la speculazione e la precarietà, dal diritto di opposizione alla responsabilità diretta delle società controllanti nei confronti dei lavoratori delle controllate; promuovere il cambio di rotta verso un’economia virtuosa, dove le parole Know how, Information Teconolgy, Ambiente, Ricerca ecc. assumono una dimensione reale in grado di creare le basi per lo sviluppo di occupazione stabile al di là di qualsiasi ricatto politico, dove la gente esercita liberamente il diritto al voto senza rischiare di perdere il posto di lavoro.

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About the Author

Lidia Undiemi
Esperta in materia di tutela dei lavoratori nelle trasformazioni di impresa. Dottore di ricerca in Diritto dell'Economia, dei Trasporti e dell'Ambiente. Titolo conseguito presso l'Università degli Studi di Palermo nell'aprile del 2010. Attualmente non ho alcun incarico all'Università di Palermo, continuo comunque ad impegnare gran parte del mio tempo in studi giuridici ed economici. Ho pubblicato un libro "Il ricatto dei mercati" che contiene una indagine sulla nuova governance economia europera ed internazionale, e sulle trasformazioni del mondo del lavoro nell'era della finanza. Sono autrice di pubblicazioni scientifiche, di cui l'ultima pubblicata nelle rivista scientifica di diritto del lavoro "Variazioni su Temi di Diritto del Lavoro" dal titolo "Trasferimento di parte d’azienda, appalti e collegamenti societari: complessità della realtà e nuove sfide interpretative". Ho realizzato un progetto scientifico e politico contro la crisi dell'economia reale e dei posti di lavoro causata dalla speculazione finanziaria. Credo nella ricerca come principale strumento principale di difesa contro derive autoritarie.

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