Palermo, il 27 ottobre 2009 – Presso l’aula magna del giudice penale di pace, si è svolto il convegno dal titolo “Futuro remoto – Giustizia fra esternalizzazioni, precariato e rischi legati alla sicurezza della gestione informatica”.
I problemi occupazionali degli informatici operanti presso gli uffici giudiziari ed i rischi derivanti dalla gestione informatica dei dati giudiziari sono stati i temi centrali della giornata, organizzata dal comitato dei lavoratori dell’ATU (Assistenza Tecnica Unificata) con la preziosa collaborazione del meetup di Beppe Grillo di Palermo e di alcuni membri del popolo delle “Agende rosse”.
Il convegno si è presentato come un’occasione di confronto tra operatori ed esperti sui pericoli legati all’attuale politica di esternalizzazione del ministero della Giustizia, che sta causando la perdita dei posti di lavoro di tanti lavoratori che per anni hanno prestato servizio presso i Tribunali di tutta Italia.
L’on. Sonia Alfano, da sempre attiva nel campo delle attività a sostegno dei più deboli, dichiara la sua disponibilità a sostenere la protesta degli ATU attraverso la ricerca di soluzioni concrete volte alla stabilizzazione del posto di lavoro.
La perdita dei posti di lavoro – dice Lidia Undiemi, dottoranda di ricerca presso l’Università di Palermo – è sempre più spesso legata ad anomale politiche di outsourcing, favorite dal diffuso utilizzo dello schema di creazioni di società controllate dal discutibile valore imprenditoriale, dove vengono canalizzati i lavoratori ceduti come se fossero merce di scambio. La lotta alla disoccupazione deve necessariamente passare dal rafforzamento della tutela dei lavoratori nei processi di esternalizzazione. In questa direzione, l’introduzione del diritto di opposizione del lavoratore al trasferimento coinvolto nella cessione è un passo necessario.
I sindacati – attraverso il contributo di Caterina Tusa, segretaria regionale FP CGIL – sostengono la necessità di una progressiva reinternalizzazione degli addetti all’assistenza informatica, senza alcuna forma di strumentalizzazione politica.
Anche i magistrati che hanno partecipato al tavolo di confronto – Dott. Giovanbattista Tona di Caltanissetta (ANM) e Dott. Felice Lima di Catania – hanno dichiarato forti perplessità sulla scelta del ministero, dato che adesso dovranno progressivamente confrontarsi con operatori di call center in caso di problemi ai pc, piuttosto che con i lavoratori con cui hanno instaurato negli anni un fondamentale rapporto di fiducia, dato che l’assistenza informatica comporta inevitabilmente l’accesso alle informazioni contenute nei mezzi informatici degli uffici giudiziari.
Sul fronte del coinvolgimento dei privati nella gestione informatica dei dati giudiziari, molto incisive ed efficaci sono stati gli avvertimenti lanciati dall’on. Luigi De Magistris e dal dott. Gioacchino Genchi sul rischio di controllo della magistratura, attuabile attraverso la gestione “da remoto” dell’assistenza informatica.
L’on. Luigi De Magistris pone particolare attenzione alle “manipolazioni” delle indagini che possono avvenire attraverso infiltrazioni illecite nei pc dei magistrati, che possono anche sfociare in fughe di notizie idonee a favorire azioni criminose.
Il dott. Gioacchino Genchi ha invece messo in evidenza un’ulteriore forma di controllo della magistratura attuabile attraverso le infiltrazioni informatiche, ossia la possibilità per i poteri occulti di potere screditare i magistrati onesti e indipendenti, creando attorno ad essi notizie false che possono ledere alla loro vita familiare e professionale. In tal modo, si attuerebbe anche una forma di ricatto verso gli operatori della giustizia, che magari hanno qualche “scheletro nell’armadio”.
Ugualmente interessanti, e a tratti anche commoventi, le testimonianze dei lavoratori ATU e di altre categorie legate alla vicenda – in particolare i lavoratori (ex) Eutelia e gli stenotipisti – che hanno dimostrato che i lavoratori precari non sono numeri, ma persone che, non dobbiamo mai dimenticarlo, hanno uguale dignità e diritti rispetto a qualsiasi altro lavoratore.

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