Presentazione dipartimento Lavoro e Welfare Sicilia – IDV

Note Dipartimento Lavoro e Welfare IdV Sicilia – 3 luglio 2010

Per combattere la crisi economica e la disoccupazione in Sicilia, si deve anzitutto prendere atto del fatto che non esiste (e forse non è mai esistita) una politica di sviluppo delle attività produttive, nonché di gestione delle amministrazioni pubbliche, finalizzata alla tutela degli interessi dei cittadini, qualunque forma essi assumano (imprenditori, lavoratori, anziani, disabili, studenti, bambini, ecc.). Senza troppi giri di parole né formalismi di sorta, dobbiamo avere il coraggio di guardare in faccia la realtà: logiche clientelari di spartizione del denaro pubblico e gestione politica dei posti di lavoro, venduti illecitamente in cambio di voti, hanno mantenuto il territorio in uno stato permanente di “equilibrio precario”.

In questo modo, la politica insediatasi nella regione è riuscita a sopravvivere “giocando” sul bisogno dei cittadini di avere un lavoro. Nel “deserto occupazionale” siciliano, il posto/favore concesso dal politico di turno è spesso l’unica soluzione possibile per mantenere se stessi e la propria famiglia. Il punto è proprio questo: non c’è libertà di scelta senza alternative fuori dalle logiche di “ricatto sociale” finalizzate al voto di scambio.

Italia dei Valori è consapevole del fatto che è compito della politica “non clientelare” creare le basi per lo sviluppo di alternative “sane”, basate sulla crescita e sulla salvaguardia di attività d’impresa e sulla promozione di occupazione stabile. Bisogna togliere dalle mani dei politici la possibilità di potere muovere a proprio piacimento le “pedine” dell’economia locale.

“L’ ECONOMIA della Sicilia è sull’ orlo del collasso e registra indici negativi molto distanti rispetto al resto d’ Italia. In bilico ci sono 40 mila posti di lavoro, e ben 32 mila sono già andati in fumo nei primi tre mesi dell’ anno nei settori dell’ industria, dell’ agricoltura e dell’ edilizia. Il tutto mentre continuano a diminuire i trasferimenti dallo Stato per investimenti: conti alla mano la Sicilia ha perso circa 6,5 miliardi di euro dal 2008 a oggi” (Repubblica, 29 luglio 2009).

Di seguito alcuni casi simbolici di realtà siciliane in difficoltà.

Lo sperpero dei fondi pubblici per lo sviluppo

Negli ultimi anni i governi siciliani hanno avuto la possibilità di investire una quantità enorme di soldi pubblici per lo sviluppo di attività produttive e di occupazione.

Chi vive in Sicilia, conosce bene il modo attraverso cui i finanziamenti pubblici sono stati gestiti dalla politica.

Iniziamo dalla legge 488/92. Tali finanziamenti, afferma Roberto Scarpinato, sono finiti agli amici degli amici o a truffatori, i quali non hanno creato posti di lavoro, non hanno creato imprenditorialità, ma hanno perseguito il massimo profitto con il minimo sforzo.

Chi paga tutto questo? I cittadini ovviamente, anche quelli che nell’ambito di questi progetti hanno avuto per un certo periodo di tempo un posto di lavoro “precario”. Solo nel 2005, la Guardia di Finanza ha scoperto raggiri per 55 milioni di euro, e in modo simile anche nel 2004. Sfruttando i finanziamenti della 488 si finiva con il realizzare attività produttive senza soldi privati. Come se non bastasse le attività poi non partivano (cfr., anche per approfondimenti sull’impatto dell’utilizzo illecito di tali fondi sull’economia siciliana, dossier Legambiente Sicilia). Sempre per lo stesso tipo di finanziamenti, la Corte dei Conti per l’anno 2009 denuncia frodi realizzate anche mediante la stipula di contratti simulati, di costituzione di società inesistente e l’emissione di fatture per operazioni fittizie che, per il solo settore alberghiero, ha prodotto un danno di circa 370 mila euro.

E’ evidente che in questi casi manca un adeguato sistema di controllo da parte delle amministrazioni.

Al di là dei casi già accertati di utilizzo illecito di soldi pubblici, esistono in Sicilia altre ipotesi di gestione di fondi nazionali e comunitari orientata alla salvaguardia degli interessi di pochi privilegiati, a scapito della collettività e dei lavoratori che perdono il posto di lavoro.

Emblematici i casi SAT/STMicroelectronics e Numonyx/STMicroelectronics. Dopo il trasferimento in Cina e in Corea del suo più grosso cliente, la ST Microelectronics (società controllata dallo Stato italiano e dallo Stato francese), la SAT è stata coinvolta in una joint venture con la società americana Interplex, che avrebbe dovuto sviluppare nuove attività sul mercato asiatico. Pochi mesi dopo l’accordo, invece, gli amministratori della SAT annunciavano la messa in liquidazione della società e Interplex si presentava come acquirente dei beni della società siciliana, in particolare per i macchinari e gli impianti. Il risultato dell’operazione? 160 lavoratori in cassa integrazione guadagni e la perdita per l’economia siciliana di beni finanziati con soldi pubblici, a vantaggio di coloro che li hanno acquistati attraverso la vendita “fallimentare”. Sempre nella zona del catanese, la STMicroelectronics ha attuato una politica di esternalizzazione, che nel suo complesso ha coinvolto 1923 lavoratori che rischiano di perdere il posto di lavoro. L’operazione di cessione è legata al progetto di realizzazione di un mega stabilimento denominato M6 (anno 2000), destinato all’attività di sviluppo e industrializzazione di memorie FLASH. Nonostante lo stabilimento sia stato finanziato con soldi pubblici per circa 500 milioni di euro, l’attività non è mai realmente iniziata e, attraverso una serie di passaggi societari altamente discutibili, STMicroelectonics si è sostanzialmente liberata dei lavoratori assunti nell’ambito del progetto di finanziamento dello stabilimento M6, riacquisendo, attraverso trasferimenti di attività in società collegate, il suddetto stabilimento per partecipare ad un ulteriore finanziamento pubblico legato al progetto del fotovoltaico (Joint Venture con Sharp e Enel Green Power), dove il contributo di STMicroelectronics è rappresentato proprio dallo stabilimento M6. La Numonyx è stata a sua volta acquisita dalla società americana Micron Tecnology, e si teme per la garanzie di stabilità occupazionale. Su questi casi, l’Italia dei Valori ha presentato qualche mese fa due interrogazioni parlamentari. Nessuna risposta da parte del Ministero delle Attività Produttive. E la colpa, ovviamente, è sempre dei cinesi.

Intanto, la Commissione Europea ha deciso di togliere alla regione siciliana 54 mln e 968000 euro alla regione. Bruxelles ha certificato che queste somme, pur programmate, non sono state spese né rendicontate (GdS, 11 giugno 2010). Dopo il 2013 la Sicilia uscirà dall’elenco delle aree disagiate, ed è anche per questo che la classe dirigente siciliana avrebbe dovuto impegnarsi notte e giorno per investire adeguatamente i fondi. Perché i deputati dell’Ars non si sono occupati dei problemi della Sicilia sfruttando le opportunità messe a disposizione dall’UE? Questi fondi potevano essere impiegati in tanti modi, come per esempio in materia di ambiente, sviluppo e mantenimento di attività produttive con conseguente incremento dell’occupazione.

Le imprese individuali in difficoltà e l’incremento di imprenditori stranieri

Il 2009 è stato un anno di grande difficoltà per le imprese individuali, considerando anche l’aggressiva concorrenza degli imprenditori stranieri. Secondo quanto riportato dal QdS.it, la crisi ha determinato la chiusura di 2020 imprese (dato da accertare se teniamo in considerazione quanto detto in materia di società fittizie e utilizzo di fondi pubblici) al primo trimestre del 2009. Ad Agrigento e Trapani, oltre 500 imprese in meno. Per quanto riguarda le ditte individuali di imprenditori extracomunitari, si assiste ad un trend opposto, con l’incremento più significativo a Catania, con 42 nuove attività, seguita da Palermo (24) e poi Agrigento (21).

Il mercato dei call center fra precarietà, ammortizzatori sociali e incentivi all’occupazione

Le attività dei call center in Sicilia, così come in molte altre parti d’Italia, rappresentano una grande piaga sociale. Si tratta di oltre 8000 lavoratori, che spesso non hanno altre opportunità di lavoro.

Dopo anni di sfruttamento e di precariato, le società di outsourcing hanno deciso di delocalizzare le attività all’estero, e tale operazione sembra avere già coinvolto 1500 impiegati. Le suddette società, secondo quanto denunciato dalle OO.SS, hanno ricevuto incentivi all’occupazione, compresi quelli di cui alla l. n. 488/92 in conto capitale e quelli di cui alla l. n. 407/90, e poi non hanno mantenuto i livelli occupazionali. Da queste dichiarazioni, emerge una questione di rilevo nazionale, che Italia dei Valori affronterà con determinazione nell’ambito del progetto politico “Trasformazioni d’impresa e tutela dei diritti”. Nello specifico, si tratta del fenomeno del governo delle attività produttive attraverso società collegate soggette allo stesso potere di governo. Le OO.SS. sottolineano, infatti, che alcune aziende hanno degli assetti societari sostanzialmente coincidenti con le società che hanno già utilizzato i benefici. Si prevede che nell’arco del 2010 si trasferiranno in Romania almeno 300-400 posti di lavoro.

La crisi dell’economia turistica, la precarietà negli enti locali e gli affari legati al settore della formazione

Nel 2008, secondo i dati dell’Osservatorio turistico regionale, il turismo siciliano ha perduto, rispetto all’ anno precedente, ben 375.285 arrivi (-8,1%) e 664.581 presenze (-4,6%). Nel 2009, l’attività alberghiera siciliana ha subito una contrazione del 10% dei pernottamenti.

Secondo quanto affermato su repubblica.it, il tracollo delle attività turistiche siciliane è dovuto allo spreco di denaro pubblico, dato che in altre regioni italiane e del mediterraneo si sono avuti incrementi significativi. Ciò, ovviamente, si traduce in un calo significativo dell’occupazione e dell’economia locale. Il presidente Lombardo, intanto, è alle prese con 70.000 precari che vogliono mantenere il proprio posto di lavoro ad ogni costo. Perché si è arrivati a questo punto? Chi ha scelto questo personale e come? Chi si occupa degli altri 100.000 disoccupati che sono fuori dalle logiche politiche delle pubbliche amministrazioni? (cfr. QdS.it).

Nel bilancio 2010, sono previsti 242mln per la Formazione, oltre a 100 mln prelevati dal Fondo Sociale Europeo. E’ singolare come il business della Formazione sia così importante in un territorio che produce ormai da diversi anni tantissimi disoccupati e continue flessioni delle attività produttive. Secondo i dati forniti nella relazione della Corte dei Conti, infatti, questa “formazione”  selvaggia non ha portato ad un’adeguata riduzione della disoccupazione. Allora chi ci ha guadagnato? Ovviamente gli enti di formazione e tutti gli interessi politici che ci ruotano attorno. I docenti “precari” dei corsi di formazione preferirebbero che i soldi venissero impiegati in attività virtuose in grado di mantenere stabilmente i posti di lavoro.

I precari della scuola

Secondo i dati forniti dall’ufficio scolastico regionale, sono 6.779 i precari della scuola che in Sicilia sono rimasti senza lavoro. Tra insegnanti e amministrativi hanno perso il posto a causa della riduzione delle ore formative, scattata con la riforma del ministro della Pubblica istruzione Maria Stella Gelmini. Senza cattedra sono 5.198 insegnanti, mentre 1.581 sono gli ausiliari tecnici e gli amministrativi rimasti senza incarico. Le proteste dei precari proseguono in varie parti della Sicilia, a Palermo, Messina, Catania, Agrigento (cfr. rassegna.it). L’Italia dei Valori in Sicilia affronterà anche tale questione, collaborando direttamente con coloro che vivono sulla propria pelle tale condizione.

Nonostante la crisi il governo regionale assegna fiumi di consulenze

La regione assegna 99 consulenze nel 2010 e siamo ancora a giugno. Alcuni di questi posti di lavoro sono stati conferiti all’Amministrazione regionale che ha già più di 2000 dirigenti. Tanti dirigenti e il sistema pubblico e privato siciliano rischia il fallimento. E’ assolutamente ingiusto che operai, impiegati e precari debbano perdere il lavoro mentre i “privilegiati” che hanno concorso attivamente alla crisi dell’economia locale debbano mantenere il posto di lavoro.

2 luglio 2010

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About the Author

Lidia Undiemi
Esperta in materia di tutela dei lavoratori nelle trasformazioni di impresa. Dottore di ricerca in Diritto dell'Economia, dei Trasporti e dell'Ambiente. Titolo conseguito presso l'Università degli Studi di Palermo nell'aprile del 2010. Attualmente non ho alcun incarico all'Università di Palermo, continuo comunque ad impegnare gran parte del mio tempo in studi giuridici ed economici. Ho pubblicato un libro "Il ricatto dei mercati" che contiene una indagine sulla nuova governance economia europera ed internazionale, e sulle trasformazioni del mondo del lavoro nell'era della finanza. Sono autrice di pubblicazioni scientifiche, di cui l'ultima pubblicata nelle rivista scientifica di diritto del lavoro "Variazioni su Temi di Diritto del Lavoro" dal titolo "Trasferimento di parte d’azienda, appalti e collegamenti societari: complessità della realtà e nuove sfide interpretative". Ho realizzato un progetto scientifico e politico contro la crisi dell'economia reale e dei posti di lavoro causata dalla speculazione finanziaria. Credo nella ricerca come principale strumento principale di difesa contro derive autoritarie.

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